social-networks-(fonte pixabay)
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“(…)La verità è che la tecnologia, o meglio i Social Network, ci stanno frodando: sono un grande assassinio alla nostra libertà, ci stanno facendo rimbecillire. Sembra che senza uno smartphone, un’app, un social, non siamo più in grado di fare nulla”.

Abbiamo veramente bisogna delle presenza costante dei social network e delle app nella nostra vita? Abbiamo davvero bisogno di sentirci apprezzati tramite un like o di qualcuno che ci giudichi con un tasto o con delle emoticons?

Chi è Paolo Crepet

È uno psichiatra, sociologo e scrittore.

Paolo_Crepet (fonte wikipedia)
Paolo_Crepet (fonte wikipedia)

Secondo Paolo Crepet i social network sono entrati a far parte della nostra vita in una maniera quasi invadente e morbosa. Ormai non esistono più i saluti di una volta, le chiacchierate al bar o dal balcone. Ora siamo completamente presi dalle app, dai like, dai commenti. Amici sui social, ma quasi conoscenti nella realtà.

Esistono addirittura app in grado di combattere l’isolamento o di far sentire più sicuri e, sempre secondo lo studioso Crepet, è inammissibile una cosa del genere, in quanto, può essere giustificata se a farne uso sono le persone anziane che per un motivo o per un altro non riescono a star dietro a certi ritmi, ma per i quarantenni o semplicemente i ragazzi di oggi è assolutamente un attentato alla libertà.

Ormai è preferibile affidarsi alle app piuttosto che uscire e conoscere le persone davanti al bancone di un bar mentre si sorseggia un buon bicchiere di vino.

Alla domanda se ci fosse o no una via d’uscita per questa specie di “dipendenza”, Crepet risponde che per uscire da questo  tunnel che abbiamo imboccato, l’unica possibilità è parlare, spiegare, soprattutto ai giovani, che non è possibile vivere in questo modo. Bisogna risvegliare le coscienze, far aprire gli occhi alla gente, puntando soprattutto sui giovani.

Lo stesso Crepet ha raccontato che ha avuto modo di parlare con alcuni ragazzi, non quelli giovanissimi, ancora piegati sugli smartphone, schiavi di giochini, chat e social, ma i ventenni, quelli che hanno capito quanto siano stati schiavi di questa “realtà virtuale” e ne hanno preso le distanze, capendo di esserne stati fortemente condizionati.

Con questi ragazzi ha avuto un confronto in cui ha capito quanto loro siano pentiti di esser stati vittime dei social. Ora, però, sono consapevoli di dover usare la tecnologia per fini ben più utili.

Non è la prima volta che il professor Crepet si esprime sull’invadenza dei social network. Baciatevi senza rete è un libro scritto da lui in cui spiega quanto i social abbiano sostituito le emozioni. <<SPEGNETE FACEBOOK E BACIATEVI>> è questa la frase che lo ha ispirato, era scritto su un muro della capitale.

Facebook-like-button (fonte wikipedia)
Facebook-like-button (fonte wikipedia)

Cosa sono i Social Network

Il significato è “rete sociale”. Piattaforme in grado di connettere persone vicine e lontane, da un paese a all’altro e senza alcun limite, la parola d’ordine è conoscenza. Ogni social è in grado di connettere contemporaneamente persone di tutto il mondo, anche famose. Ci si può quindi ritrovare a parlare con qualcuno, dall’altra parte del mondo, semplicemente stando seduti nella propria camera da letto.

Molte di queste piattaforme social vengono usate anche per scopi lavorativi o benefici. Le persone tendono ad usare un linguaggio meno formale e quindi creano più facilmente un contatto con i clienti, infatti è dimostrato che le aziende più “social” hanno avuto una crescita maggiore rispetto a quelle che non hanno intenzione di utilizzare queste piattaforme, almeno in campo lavorativo.

Le piattaforme social più utilizzate sono Facebook, Instagram, Google+, Linkedin e Twitter.

umberto-eco- (fonte Filosofia, Ciencia y Tecnica)
umberto-eco- (fonte Filosofia, Ciencia y Tecnica)

Penso che potremmo riassumere il tutto con una citazione famosa del grande Umberto Eco filosofo, scrittore e linguista nato il 5 gennaio 1932 ad Alessandria che ci ha lasciati il 19 febbraio del 2016.

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”