Con l’anno nuovo, Parigi ha tutta l’intenzione di tassare i profitti che le più importanti compagnie di tecnologia fanno su suolo francese.
Con l’anno nuovo, Parigi ha tutta l’intenzione di tassare i profitti che le più importanti compagnie di tecnologia fanno su suolo francese.
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Con l’anno nuovo, Parigi  ha tutta l’intenzione di tassare i profitti che le più importanti compagnie di tecnologia e del web fanno su suolo francese

Attualmente la Francia è al centro dell’interesse mondiale per la problema politico e sociale rappresentato dalle rivendicazioni presentate dagli ormai noti Gilet Gialli. Ma qualcosa si sta muovendo anche su altri importanti fronti.

Ad esempio a partire dall’anno nuovo, gennaio 2019, Parigi ha pianificato una tassazione speciale per le multinazionali delle tecnologia e del web, come Facebook, Amazon, Apple e Google.

La GAFA Tax

Proprio a causa di questi noti marchi che la tassa è stata subito rinominata dai media GAFA Tax (Google, Apple, Facebook, Amazon). Obiettivo di Parigi, da quanto ha fatto emergere il Ministro dell’Economia e delle Finanze francese Bruno Le Maire in un’affollatissima conferenza stampa, è quello di ricavare annualmente 500 milioni di euro per rimpinguare le casse statali.

Intervento francese ma non europeo

A molti osservatori è parso quantomeno strano che Parigi si sia mossa, in una questione di non poco conto, da sola e non di concerto con gli altri Paesi membri dell’Unione Europea.

Il problema consiste nel pagamento, attuale, delle basse aliquote fiscali da queste multinazionali a tutto danno delle nazioni europee. La risoluzione di questa problematica non vede i 28 dell’UE agire concordemente, con un fronte comune.

La risposta dei singoli Paesi UE

La Germania e la Francia erano favorevoli ad una maggiore tassazione sui profitti, che sarebbero dovuti partire dal 2012, per dare agio all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) di organizzare una misura comune a tutta l’UE.

A frenare azioni comuni sono i Paesi dell’Europa del Nord, con in testa la Repubblica d’Irlanda, che considerano queste misure come provocatorie verso Washington, che potrebbe rispondere con rappresaglie economiche a danno dell’economia europea.

La risposta dell’Unione Europea

Il Parlamento Europeo non è rimasto a guardare ma ha deciso di agire con misure precise volte ad arginare lo strapotere delle multinazionali statunitensi della tecnologia e del web.

La settimana scorsa sono state, infatti, approvate due progetti, presentati dal Consiglio Europeo, uno riguardante la tassazione delle società che presentino una considerevole attività digitale rilevante. L’altro provvedimento concerne, invece, una tassa sui servizi digitali.

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.