Passa dalla tecnologia la riduzione degli incidenti sul lavoro
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Il miglioramento della salute dei lavoratori sempre più legato all’introduzione di esoscheletri e robot

Le promesse della fabbrica prossima ventura: zero incidenti

Fantascienza e quotidiano

Chi non ha visto il film “Avatar” di James Cameron? Il personale della base su Pandora, la luna del pianeta in orbita attorno ad Alpha Centauri, utilizza enormi esoscheletri per lavorare e per combattere, incrementando di decine di volte l’efficienza degli umani. Fino a poco tempo fa questo restava uno scenario di fantascienza, mentre oggi si discute apertamente di introdurre queste tecnologie nelle fabbriche dove già gli uomini lavorano fianco a fianco con i robots.

Il lavoro in ambienti stressanti o pericolosi, come miniere e catene di montaggio con parti pesanti può essere rivoluzionato, migliorando anche la produttività; come dire: contenti sia i padroni che gli operai.

La Ford Industries e la Boeing Aerospace hanno recentemente dotato i propri lavoratori di esoscheletri industriali e la notizia recente è che presto saranno imitati estensivamente anche dalla FCA nello stabilimento italiano di Melfi.

In realtà i miglioramenti più notevoli non deriveranno esclusivamente dai voluminosi esoscheletri robotici, ma soprattutto dalla Intelligenza Artificiale e dai big data. Attraverso l’analisi dei metadati effettuata con gli strumenti dell’intelligenza artificiale su basi di dati sterminate sarà possibile riprogettar totalmente gli ambienti di lavoro, così da renderli sicuri e migliorando la collaborazione tra uomo e macchine intelligenti.

La radiografia delle assenze per malattia

Ovviamente il maggior guadagno in salute deriverà principalmente dalla riduzione delle malattie muscolo scheletriche che oggi rappresentano, secondo INAIL, il 45% del totale delle assenze sul lavoro in Italia nel settore Industria e Servizi.

Un focus sul settore manifatturiero evidenzia come le cinque cause di malattia (dati 2016) sono la sindrome del tunnel carpale, la tendinite della cuffia rotatori, l’ernia del disco lombare, l’epicondilite e la spondilodiscopatia del tratto lombare.

L’OSHA (Occupational Safety and Health Administration), agenzia del dipartimento del lavoro statunitense, stabilisce che il rischio di disturbi muscolo scheletrici aumenta nei lavoratori che svolgono compiti comprendenti sollevamento di oggetti pesanti, piegamenti, esecuzione ripetuta di movimenti per periodi di tempo prolungati.

La riduzione dell’esposizione a questi fattori di rischio è un obiettivo primario per il management industriale, soprattutto perché la competizione nel mercato globale chiede prodotti di alta qualità secondo tempistiche precise, imponendo il controllo preventivo del carico biomeccanico.

Tecniche ergonomiche di progettazione

Come in tutti i programmi ingegneristici, la fase di progettazione è la più importante, in quanto in questa fase ogni modifica è possibile ed assume un impatto minimo rispetto alla sua introduzione in fasi successive di sviluppo. Progettare intere fabbriche secondo tecniche di ergonomia preventiva che integrino robot, umani ed esoscheletri permetterebbe di azzerare praticamente la fatica umana, ridurre drasticamente il rischio evitabile di malattie muscolo scheletriche, migliorando contemporaneamente la qualità e la produttività degli stabilimenti. Rendere realizzabile tale scenario prevede la stretta collaborazione del management aziendale, degli ingegneri industriali, dei medici aziendali e dei dipendenti in tutta la loro totalità, così da coinvolgere tutte le figure in modo cooperativo ed interdisciplinare. Queste ed altre innovazioni realizzano il paradigma dell’industria 4.0.

In presenza di stabilimenti preesistenti e nei casi in cui il costo di riprogettazione ex-novo sia eccessivamente onerosa, è comunque opportuno ricorrere alla meno costosa ma meno efficace ergonomia correttiva, che riduce i rischi ma non li elimina al livello della riprogettazione ergonomica preventiva.

Anziani in esoscheletro impiegati nella catena di montaggio?

Un ulteriore punto a favore della introduzione di esoscheletri in linea di montaggio è garantito dalla possibilità che questi offrono di reinserimento per lavoratori con riduzione delle capacità lavorative o, ancora, per garantire continuità operativa ad una popolazione lavoratrice che invecchia sempre più.

I marchi che hanno già sperimentato tali tecnologie nei propri stabilimenti riferiscono riduzioni che toccano punte del 90% nelle assenze causate da movimenti eccessivi o ripetitivi.

Anche la ex FIAT, oggi FCA timidamente ha introdotto tre esoscheletri nel suo stabilimento di Melfi, sollevando un polverone mediatico, approdato anche alla seguitissima trasmissione televisiva REPORT, in onda su RAI3 .

Le nuove tecnologie, paradossalmente, rischiano di trovare su fronti opposti sindacalisti del calibro di Landini (CGIL) e Bentivogli (CISL) che, pur appartenendo a sigle sindacali differenti, difendono entrambi gli interessi dei lavoratori. La consapevolezza che in genere l’introduzione degli esoscheletri produce meno fatica e maggior sicurezza non è condivisa da Landini, che continua a nutrire dubbi sulle motivazioni che porta la FCA a questa innovazione, che potrebbe ritorcersi contro i lavoratori stessi.

Come ogni rinnovamento, l’introduzione di nuovi strumenti comporta rischi connessi all’uso corretto o scorretto degli stessi, prescindendo dalla loro bontà “in assoluto”. Questo sebbene oggettivamente l’esoscheletro riduca la fatica dei lavoratori e ne salvaguardi la salute.

Super operai e lavoro d’elite?

Per primo è arrivato il robot, che non avverte fatica, non mangia, non fa pause per alcun motivo e che quindi ha ridotto il numero di lavoratori necessari in azienda. Successivamente si sta affacciando la tecnologia degli esoscheletri, che rende superumani i normali operai. Attraverso questa breccia, quindi, non è peregrino immaginare una ulteriore riduzione del numero di impiegati in fabbrica, approfittando del fatto che un solo uomo in esoscheletro ne sostituisce  almeno tre privi di ausilio meccanico. Ogni rivoluzione ha i suoi rischi, ma spesso occorre prendere coscienza che il progresso non può essere fermato, ma, forse, solo ostacolato per un breve periodo.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.