Liceo Alberti
La mostra Perdo(n)na è curata dal Liceo Alberti di Napoli (fonte Napoli Today)
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Perdo(n)na è una mostra fotografica allestita ieri nei locali della Biblioteca Croce al quartiere Vomero di Napoli

Realizzata dai ragazzi e dai docenti del Liceo Alberti di Napoli, l’esposizione intende denunciare con forza ogni forma di aggressione e di violenza sulle donne

Iniziativa scaturita dal Progetto Scuola Viva

La mostra Perdo(n)na è stata sviluppata nell’ambito del Progetto Scuola Viva, iniziativa sostenuta dalla Regione Campania che mira alla realizzazione di attività extracurriculari in orario pomeridiano, che possano fungere da attrattore specialmente per quei ragazzi che vivono in quartieri cittadini segnati da gravi problematiche sociali. Il Liceo Alberti è attivo in questo senso ormai da alcuni anni: dopo un primo progetto dedicato alla valorizzazione delle “differenze” (il titolo scelto era infatti Parenti Differenti) ed un secondo inerente ai mestieri di Napoli “a rischio di estinzione” a causa dell’industrializzazione e della globalizzazione, nell’anno scolastico 2018-19, che sta ormai per concludersi, alunni e docenti si sono cimentati in un argomento molto delicato come quello della lotta contro ogni forma di violenza sulle donne. Il tema, infatti, è di stringente attualità: solo nel 2018, infatti, si sono contati nel nostro Paese ben 106 femminicidi, in sostanza 1 ogni 72 ore.

Un viaggio “negli abissi malati del cuore umano”

Dopo aver svolto un’accurata attività di documentazione, i ragazzi hanno scelto alcuni fatti di cronaca nera che li hanno particolarmente colpiti. La parte “pratica” del lavoro si è svolta poi in uno studio fotografico: le attrici Fabiana Spinosa, ex allieva dello stesso Liceo Alberti, e Monica Varriale hanno prestato il loro volto per denunciare tali crimini, ricoprendosi, grazie ad alcune truccatrici, di lividi e ferite. Secondo quanto affermato dalla tutor del progetto, la prof.ssa Elisabetta Leo, il percorso è stato emotivamente intenso in quanto ha condotto tutti i partecipanti a “discendere negli abissi malati del cuore umano”, acquisendo, al termine di questo “viaggio nell’interiorità”, la consapevolezza che soltanto un serio percorso di “educazione sentimentale” può veramente determinare la diffusione di una cultura del rispetto e della non violenza.

Le foto-denuncia esposte nella mostra, che si rifanno dunque ad eventi di cronaca nera avvenuti in Italia, sono tra l’altro accompagnate da citazioni di grandi scrittori, come Oriana Fallaci, Isabelle Allende, James Joyce e Giovanni Verga. Uno degli scatti, ad esempio, è stato dedicato ad Immacolata Villani, donna di Terzigno (NA), assassinata a colpi di pistola dall’ex marito fuori alla scuola dei propri figli il 19 marzo dello scorso anno. Anche Sana Cheema, ragazza 25enne di Brescia, è stata giustamente ricordata dai ragazzi dell’Alberti in quanto vittima di una profonda ingiustizia: un matrimonio combinato in Pakistan dal padre e dal fratello, che ha coraggiosamente rifiutato. I casi scelti, dunque, sono vari e differenti ma tutti quanti sono uniti dallo stesso “filo rosso”: denunciare la meschinità di coloro che si sono macchiati di tali reati.

Una “crudezza” necessaria

Nella realizzazione della mostra Perdo(n)na i ragazzi dell’Alberti sono stati guidati dal fotografo Marco Rossi, che ha illustrato loro alcuni metodi e segreti con cui maneggiare al meglio la macchina da presa. Nel commentare l’esposizione, l’artista ne ha evidenziato il carattere fortemente crudo: “Questa mostra potrebbe non incontrare i gusti e le opinioni di molti e ne siamo consapevoli. Denunciare la realtà, tuttavia, – prosegue Rossi – resta il primo passo per sensibilizzare i ragazzi e permettere loro di crearsi un’opinione fondata sulla consapevolezza”.

 

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.