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Il rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi si sofferma sugli effetti del Piano Nazionale Industria 4.0. Le imprese italiane sembrano aver accolto di buon grado le misure e le agevolazioni fiscali, a cominciare dal credito di imposta per le attività di ricerca, i super e gli iper ammortamenti.

Il Piano Nazionale Industria 4.0 nasce con l’intento di stimolare gli investimenti da parte delle aziende nei campi relativi alle nuove tecnologie. Si tratta di una misura che le imprese italiane hanno mostrato di apprezzare, come riporta il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi pubblicato dall’Istat negli scorsi giorni, e all’interno del quale vi è una intera sezione dedicata al Piano, in cui si raccolgono le valutazioni e il livello di gradimento del provvedimento da parte delle realtà aziendali nazionali.

Credito di imposta e ammortamenti

Sono due le misure più gradite. La prima è l’introduzione del credito di imposta per le attività di ricerca e sviluppo, che ha ricevuto un giudizio favorevole da oltre il 40% delle imprese manifatturiere, arrivando quasi al 50% per le aziende di grandi dimensioni. Per quanto riguarda i settori produttivi, il provvedimento è piaciuto molto alle aziende che operano in ambito autoveicoli (69,8%) e altri mezzi di trasporto (media del 60%).

Il super ammortamento, dal canto suo, ha invogliato tante aziende a effettuare nuovi investimenti nell’arco del 2017. Il 62% dei titolari di azienda gli assegna un ruolo “molto rilevante” o “abbastanza rilevante” rispetto alla propria decisione di investire. Il settore più coinvolto è quello manifatturiero, con il 62,1% delle aziende, valore che oscilla tra il 57,3% delle piccole imprese e il 66,9% delle medie. Tra i settori più coinvolti vi sono inoltre quello della produzione di apparecchi elettrici, quelli della metallurgia, dell’elettronica e dei macchinari, mentre un successo minore riguarda ambiti “tradizionali” del made in Italy, come il comparto abbigliamento e gli autoveicoli. Allo stesso modo, la valenza dell’iper ammortamento è riconosciuta dalle piccole imprese – quelle con meno di cinquanta lavoratori – ma soprattutto dalle medie (53%) e grandi aziende (57,6%).

Investimenti futuri

La sfida riguarda adesso i piani di investimenti per il 2018, anno durante il quale tante aziende dichiarano di avere investito o avere in programma investimenti in ambito tecnologico. Innanzitutto per il rinnovamento dei software (un terzo degli intervistati, con il 31,9 di percentuale); poi in tecnologie di comunicazione (machine-to-machine e internet of things) e ancora in connessioni ad alta velocità (27%, con picchi su settori come il cloud e i big data). Anche per quanto riguarda la sicurezza informatica sembra finalmente esserci una consapevolezza rispetto alla necessità di un’attenzione maggiore, sebbene risulti piuttosto ampio il divario tra grandi e piccole imprese (queste ultime ancora piuttosto restie a investire nel campo).

Buone notizie, da questo punto di vista, per il manifatturiero, dal momento che circa un quarto delle imprese ha messo in conto, per il 2018, il reclutamento di risorse umane capaci di promuovere un avanzamento nel settore tecnologico. Il 38% ha invece programmato investimenti nella formazione dei dipendenti con lo scopo di migliorarne le competenze nell’uso delle nuove tecnologie.

Investire nelle aziende, investire nel Paese

In un momento di grave difficoltà e instabilità politica come quello che stiamo vivendo, prendere atto di una rinnovata solidità, o comunque di un tentativo di ripresa da parte della maggior parte dei settori produttivi è particolarmente importante. All’interno del rapporto, così, l’Istat ha cercato di valutare gli effetti concreti delle agevolazioni sugli investimenti e le sue conseguenze “macroeconomiche”.

Il primo dato emerso è che le misure del Piano determinerebbero un incremento di spesa, per esempio in macchine e attrezzature, pari addirittura a +0,1 punti percentuali nel corso del prossimo biennio. Buoni sono anche gli investimenti in proprietà intellettuale (+0,6 nel 2018 e +0,4 nel 2019), sempre per effetto degli ammortamenti, mentre il credito di imposta influirà in quest’ambito con investimenti pari a +0,2 punti percentuali per entrambi gli anni.

La media di investimenti totali considerabili come effetto delle agevolazioni sarebbe dunque di +0,1 punti percentuali, con picchi molto elevati per quanto riguarda settori come quello dei macchinari (+0,1% e +0,2%). Investimenti fondamentali per consolidare una ripresa che sembra aver finalmente trovato una continuità, e per la quale le nuove tecnologie sono fondamentali.