Nella prossima Legge di Bilancio sarà introdotta la plastic tax (fonte Globalist)
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La plastic tax è la nuova tassa che il governo italiano, dopo l’ok del Parlamento, introdurrà mediante la prossima Legge di Bilancio, con l’obiettivo di tutelare maggiormente l’ambiente  

La tassa andrà a colpire sia i produttori di plastica che, in qualche modo, anche i consumatori i quali si ritroveranno, dal 2020, a pagare prezzi maggiorati su determinati beni

La plastic tax nell’Ue ed in altri Stati

L’Italia, sicuramente, non sarà il primo e solo Paese ad introdurre nel suo ordinamento una plastic tax. Infatti, già nel maggio del 2018, la Commissione Europea, nello stilare la sua bozza per il Bilancio Comunitario 2021-2027, aveva inserito una tassa sugli imballaggi in plastica non riciclati, il cui importo, rimodulabile in ciascun Paese comunitario, avrebbe dovuto comunque oscillare intorno ai 0,80 euro. Se applicata in tutta l’Unione Europea, tale misura produrrebbe un introito generale pari ad oltre 6 miliardi e mezzo di euro.

Con la plastic tax l’Italia punta a ridurre il consumo di prodotti monouso non riciclati (fonte teleromagna)

Inoltre, già in alcuni singoli Stati europei, sono in vigore da anni misure volte a disincentivare l’utilizzo di beni in plastica di vasto consumo. Nel caso del Belgio, ad esempio, le buste monouso, usate comunemente per fare la spesa, hanno una tassa pari a 3 euro, mentre le posate usa e getta hanno addirittura un costo più alto di 60 centesimi.

Entro il 2021, secondo una direttiva emanata dal Consiglio dell’Unione Europea a maggio 2019, saranno del tutto banditi nei Paesi comunitari, alcune categorie di prodotti largamente utilizzati dai consumatori: da forchette e cucchiai in plastica ai bastoncini cotonati, detti più comunemente “cotton fioc”; dalle aste per i palloncini alle cannucce. Inoltre, nel giro dei prossimi 10 anni, le bottiglie in plastica, per quanto utilizzabili, dovranno avere un contenuto di riciclo pari ad almeno il 30%.

Maggiorazione pari a 1 euro al chilo

Dunque, alla luce di questo quadro europeo, l’Italia sembra, anch’essa, intenzionata, con la plastic tax, a ridurre il consumo generalizzato di un materiale ampiamente usato dai suoi cittadini consumatori. Proprio nella giornata di oggi, 5 novembre, dopo l’ok da parte della Ragioneria di Stato, la nuova tassa sarà tema di discussione nella Commissione Bilancio al Senato. Se l’attuale bozza dovesse essere approvata dal Parlamento, a partire dal 2020 determinate categorie di beni riceveranno una maggiorazione del prezzo pari a 1 euro al chilo.

Ad essere colpiti saranno soprattutto i prodotti monouso, come buste da imballaggio in polietilene, contenitori in polistirolo, bottiglie, tappi ed etichette. Sarebbero, invece, escluse alcune categorie afferenti all’ambito sanitario, come ad esempio le siringhe, o che possono avere una durata d’utilizzo più ampia, quali le taniche di benzina. Per le imprese che decideranno di impiegare materiale compostabile, in luogo della plastica, la Legge di Bilancio 2020 dovrebbe, poi, prevedere una serie di incentivi, come ad esempio un credito d’imposta del valore del 10%.

Dibattito presso forze politiche e associazioni di categoria

Attraverso la plastic tax, lo Stato riceverà maggiori introiti nelle sue casse: si parla di un ricavo di 1,1 miliardi di euro per il 2020 e di 700 milioni in più per l’anno seguente. Tuttavia, la misura sta già provocando un ampio dibattito sia presso le forze politiche in seno allo stesso governo che presso alcuni enti a tutela dei consumatori. A tal proposito, Federconsumatori e Codacons temono che la maggiorazione dei costi sulla plastica monouso si ripercuoterà direttamente sulle famiglie italiane, con un aumento dell’onere fiscale medio compreso tra i 138 ed i 165 euro.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.