Dettaglio di Ragazza con il turbante, opera di Vermeer.
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Un’app di Google ci permetterà di conoscere “dall’interno” le principali opere del grande pittore olandese Jan Vermeer

Grazie alla nuova funzionalità di Google Arts & Culture, Pocket Gallery, sarà possibile osservare da tutti i punti di vista le grandi opere del pittore olandese del XVIII Johannes van der Meer, meglio conosciuto come Jan Vermeer.

Come è stata realizzata Pocket Gallery?

La funzionalità Pocket Gallery, utilizzabile sia su Android che su iOS, consente di utilizzare le ultime novità riguardanti la tecnologia della realtà virtuale e della realtà aumentata per “entrare” all’interno delle opere d’arte di Jan Veermer, e non solo, in modo da poter analizzare aspetti e particolarità che sarebbero molto difficili da cogliere ad occhio nudo.

Google Arts & Culture ha potuto realizzare questo ambizioso progetto, grazie alla collaborazione con diversi musei del mondo, tra i quali possiamo citare la Pinacoteca Reale Mauritshuis, a L’Aia (Regno d’Olanda), dove si trovano conservate le più prestigiose e celebri tele dell’Età dell’Oro dell’arte dei Paesi Bassi.

Quali e quanti dipinti si potranno vedere?

I dipinti che sarà possibile osservare grazie a Pocket Gallery sono 36 tra i quali i celebri Ragazza con il turbante, meglio conosciuto come Ragazza con l’orecchino di perla, e Concerto a tre, dipinto rubato più di 28 anni fa dal museo di Boston Isabella Stewart Gardner Museum.

Le tele mostrate sono a grandezza naturale e presentano un’illuminazione molto particolare, tale da permettere una visuale completa di ogni opera. Per permettere una maggiore comprensione delle opere esposte nell’app, i visitatori saranno guidati dalle voci dei maggiori esperti di Vermeer presenti nella Mauritshuis.

Vita di Jan Vermeer

Vermeer nacque a Delft (all’epoca Repubblica delle Sette Province Unite) nel 1632 e morì nella stessa città il 15 dicembre 1675. Soltanto tra fine 800 e inizi del 900 che questo grande artista ha avuto il riconoscimento che merita. Proprio per questa sorta di oblio in cui la sua figura storica è stata ammantata ha fatto sì che di lui non si sappia molto. Certamente nato protestante sposò, nell’aprile del 1653, una cattolica Catherina Bolnes e forse lui stesso si convertì al cattolicesimo.

Era noto per i suoi colori trasparenti grazie alla tecnica pittorica conosciuta come pointillé, consistente nell’applicare sulla tela la pittura a minuscoli punti ravvicinati. Questo perché Vermeer volle sempre rendere il dipinto il più intenso e realistico possibile, proprio grazie all’uso sapiente del colore.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.