Privacy, la relazione annuale del presidente dell’Autorità

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Privacy, la relazione annuale del presidente dell’Autorità

Il presidente Soro riferisce in Parlamento a un mese dall’entrata in vigore della nuova legge europea sulla protezione dei dati. Parla del numero delle violazioni nel nostro paese, del lavoro dell’ente, ma anche del rapporto tra aziende commerciali e sovranità nazionale, e della “religione dell’algoritmo”.

Arriva l’estate ed è tempo, per tutti, di bilanci. È tempo di capire come hanno funzionato le cose, se c’è da aggiustare il tiro o continuare sulla strada intrapresa. In tema privacy, il parere più autorevole è quello del presidente dell’Autorità garante della protezione dei dati, che come ogni anno riferisce in Parlamento con una relazione pubblica. Relazione che questa volta ha avuto come nucleo centrale le riflessioni riguardanti il primo mese dall’applicazione della nuova normativa europea.

Il boom degli attacchi

È questo il primo dato a emergere dalla relazione del presidente Soro: dal 25 maggio a oggi le violazioni di database nel nostro paese sono aumentate del 500%. Si tratta di un dato naturalmente collegato agli obblighi della normativa, dal momento che il nuovo regolamento impone di comunicare in tempo reale o quasi gli attacchi informatici. È grazie a queste comunicazioni che si scopre oggi che la media degli attacchi, in Italia, è di ben centoquaranta al giorno.

Un po’ di numeri…

È anche vero, allo stesso tempo, che l’Autorità non rimane a guardare. Se estendiamo il bilancio a un periodo di tempo più lungo, quale l’intero 2017, scopriamo che sono stati adottati ben 573 provvedimenti collegiali in tema privacy, forniti riscontri a 6000 tra quesiti e reclami, decisi 276 ricorsi, riportati 19 pareri a Governo e Parlamento, contestate quasi 600 violazioni amministrative, per la maggior parte riguardanti il trattamento di dati senza consenso del titolare, e riscossi ben tre milioni e ottocentomila euro di sanzioni.

I temi più caldi, soprattutto per quesiti, reclami e ricorsi, riguardano il tema della privacy in operazioni di marketing telefonico, la tutela dei dati in ambito videosorveglianza, recupero crediti e i settori finanziario e bancario.

Cambridge Analytica: privacy, elezioni e sovranità

Nel corso della relazione, il presidente Soro ha ripercorso tutte le tappe più importanti e gli avvenimenti che hanno avuto luogo durante quest’ultimo anno. Non poteva non esprimersi sul caso Cambridge Analytica, che ha definito come la “punta di un iceberg assai più esteso”. Il punto più preoccupante dell’intera vicenda, ad avviso del presidente dell’Autorità, è “il flusso poco trasparente dei dati degli utenti verso terze parti”, un flusso che in tantissimi casi è completamente ignorato dagli stessi.

“L’ex amministratore di Cambridge Analytica – ha spiegato il Garante – già nel 2016 aveva dichiarato di disporre di 4-5mila data point per ogni cittadino statunitense”, dati che avrebbero potuto essere utilizzati con un metodo consolidato, già in precedenza “applicato in più di duecento elezioni politiche” in giro per il mondo. “Il punto – ha sottolineato Soro – è la mancanza di un quadro regolatorio adeguato, che invece di favorire il libero mercato, mette a rischio la sovranità dei singoli paesi, rendendo vulnerabili soprattutto quegli Stati che non hanno disciplinato le condizioni per un corretto sviluppo dell’economia digitale”.

L’algoritmo e la rete

Nel corso della relazione il presidente dell’Autorità si è anche soffermato su una riflessione più generale sulla “parzialità” della rete, che appare oggi particolarmente interessante: “Il web di cui facciamo esperienza non è la rete, ma soltanto la sua parte selezionata da algoritmi che, analizzando le nostre attività e preferenze, ci espongono a contenuti affini a esse, per esigenze di massimizzazione dei ricavi da parte dei gestori, legate al tempo di permanenza e al traffico online”.

Una sorta di regressione insomma, rispetto all’utilizzo originario di Internet, le prospettive di libertà e in un certo senso “esplorazione” (si ricordi a tal proposito il nome del primo grande programma per la ricerca sul web) che la navigazione in rete presupponeva; un passo indietro che ha allo stesso tempo come causa e conseguenza una sorveglianza digitale generalizzata, per la maggior parte non percepita, con finalità di tipo commerciale. Ma che ha effetti anche di altro tipo: “Internet – ha spiegato il Garante – dovrebbe essere il mondo, tutto ciò che è al di fuori di me e con cui io interagisco. Rischia di diventare invece oggi invece un mondo che mi conferma nelle mie idee, la rappresentazione della realtà che mi sono costruito”.  Non ciò che è, insomma, ma ciò che voglio vedere.