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Profilazione utente: la privacy è sempre più a rischio

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Profilazione utente privacy a rischio

La profilazione dell’utente, fondamentale in ambito marketing, mette a rischio la nostra privacy e la nostra libertà

Cos’è la profilazione dell’utente? Dietro un termine tecnico, di difficile comprensione immediata, si nasconde un fenomeno in realtà piuttosto semplice e che tocca molto da vicino i cittadini. Esso non significa altro che creazione di un profilo individuale dell’utente, attraverso la raccolta e l’elaborazione di tutti i dati che lo riguardano. Ciò avviene regolarmente ogni volta che navighiamo in Internet. Questi dati sono raccolti da tutti i soggetti che forniscono un servizio (gratuito o a pagamento) e concorrono alla suddivisione dell’utenza in gruppi di comportamento, operazione che torna molto utile soprattutto nel campo del marketing.

Come avviene la profilazione utente

La raccolta di dati utili alla profilazione utente avviene quotidianamente sotto i nostri occhi e, di ciò, l’utente medio è quasi sempre completamente all’oscuro. Eppure gli effetti pratici della profilazione dell’utente sono visibili a tutti. Riceviamo quotidianamente, difatti, un autentico bombardamento di messaggi pubblicitari personalizzati, calibrati sui nostri interessi, in base ai dati che sono stati raccolti su di noi.

Quante volte ci è sembrato che Internet ci conoscesse e sapesse in anticipo cosa desideravamo in quel preciso momento? In realtà, tutte le ricerche da noi effettuate in passato, su qualsiasi piattaforma, sono state registrate e catalogate, andando a formare il nostro profilo personale. Internet ci ascolta? In un certo senso si: il caso di Alexa, l’assistente vocale di Amazon che è stato usato come testimone in un caso di omicidio (leggi qui per ulteriori informazioni), non lascia dubbi a riguardo.

Ciò sembrerebbe minare alla base il concetto di libertà e democraticità del web. L’utenza riceve infatti proposte compatibili col profilo utente delineato, restando pertanto all’oscuro di tutte le altre opzioni esistenti.

Protezione dei dati personali e GDPR

È abbastanza intuitivo comprendere che la profilazione dell’utente ha ricevuto un impulso decisivo dall’esplosione delle piattaforme social, avvenuta nell’ultimo decennio. Altrettanto palesi ed evidenti sono i rischi legati alla tutela della privacy, con frequenti sconfinamenti oltre il campo del legalmente consentito, nonostante i reiterati tentativi di arginare il fenomeno con normative ad hoc.

L’adozione del Regolamento Generale per la Protezione dei Dati (GDPR) in sede europea è nato proprio dall’esigenza di normare più rigidamente la materia. Come sappiamo, il GDPR è entrato organicamente nell’ordinamento dei singoli Stati componenti l’Unione Europea. In Italia esso è operativo dal 25 maggio 2018.

Il GDPR prevede che l’utente riceva un’informativa completa ed esaustiva e fornisca esplicitamente l’autorizzazione alla profilazione,  tranne nei i casi in cui essa sia necessaria o autorizzata dalla legge (si tratta di casi particolari, ad esempio la firma di un contratto). In parole povere, la profilazione dell’utente non può avvenire senza il consenso di quest’ultimo. Lo dice la legge. Difatti, riceviamo richieste di fornire autorizzazioni (cookie, dati personali, etc) praticamente all’apertura di ogni pagina web. Spesso, però, forniamo questo consenso senza nemmeno leggere cosa stiamo autorizzando.

Un caso a parte riguarda la cessione dei dati personali raccolti a soggetti terzi. Anche quest’aspetto è normato rigidamente e prevede il consenso esplicito del soggetto interessato. Gli scandali informatici degli ultimi anni, però, rappresentano l’evidenza macroscopica che, anche su questo aspetto, c’è ancora tantissimo lavoro da fare.