Progetto AMI, la musealizzazione in ottica 3.0

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Progetto AMI
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Il progetto AMI, patrocinato dal Mise, mira a costituire una rete di musei italiani fruibili anche attraverso le risorse offerte dalla tecnologia

Trasformare i musei da freddi contenitori di quadri e statue, adatti soltanto per un pubblico colto, a luoghi gremiti di visitatori e fruibili anche attraverso app, videogiochi ed altri espedienti messi a disposizione dalla tecnologia. E’ questo, in sintesi, lo scopo del progetto AMI (Advanced Modalities of Interaction), elaborato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli insieme ad altri soggetti imprenditoriali (Naos e Conform) e patrocinato dal Mise (Ministero per lo Sviluppo Economico).

Di cosa si tratta?

Il progetto AMI si pone l’obiettivo di avvicinare soprattutto i cosiddetti millennials (i nati cioè nel nuovo millennio) ai tanti musei disseminati in tutta Italia. Una vera e propria sfida, questa, se si pensa che sino a non molti decenni fa tali luoghi erano considerati “di nicchia”, destinati cioè soltanto a studiosi ed accademici. Oggi, invece, grazie anche ad alcune iniziative lanciate nei mesi scorsi da importanti istituzioni culturali come il MANN ed il M.Ar.Ta., i musei intendono sempre più dialogare con i cittadini di oggi e di domani, cercando di stimolare il loro interesse anche mediante la tecnologia: in quest’ottica, dunque, la visita ad una collezione o ad una mostra può essere effettuata in modalità 3.0.

Secondo uno dei curatori del progetto AMI, il dottor Francesco Piccialli, i musei italiani devono acquisire necessariamente una dimensione interconnessa con il mondo intero: per dirla in una sola parola, social. Il museo “intelligente” deve saper suscitare interesse ed emozioni sia nell’adulto che nel bambino, facendo sì che la sua esperienza di visita resti ben impressa nella sua memoria. Per stimolare la sensibilità dell’utente, dunque, il progetto AMI sfrutta strumenti tecnologici di vario tipo.

Caccia al tesoro, storie d’amore e giochi per i più piccini

Una delle più interessanti applicazioni del progetto AMI consiste in una caccia al tesoro in Realtà Aumentata. Scaricando un’app sul proprio dispositivo mobile, il visitatore può partecipare ad un coinvolgente game ambientato in un museo virtuale; per passare di step in step, dovrà risolvere quesiti che presuppongono una minima conoscenza del luogo oggetto del percorso. La caccia al tesoro è strutturata in base all’età del giocatore; vi sono, infatti, tre profili disponibili: bambino, adolescente, adulto.

L’applicazione Visual Novel, invece, è stata ideata dai progettisti di AMI soprattutto per il pubblico femminile. In essa, infatti, è ricreata una love story ambientata in uno dei musei aderenti all’iniziativa. Il principio che guida Visual Novel è il cosiddetto dating simulator: l’utente, in pratica, vedrà svilupparsi l’intreccio narrativo effettuando scelte dinanzi ad alcuni bivi. Al termine del percorso, si potrà non solo vedere l’esito della storia d’amore ma conoscere anche tantissime notizie e curiosità riguardanti la sua peculiare location.

Per le scolaresche, invece, il progetto AMI offre l’opportunità di perfezionare le conoscenze acquisite durante una visita guidata attraverso la versione multimediale di tradizionali giochi da tavolo, come ad esempio il Gioco dell’Oca. Utilizzando la Realtà Aumentata attraverso app scaricabili dagli store Android e iOS, si possono effettuare inquadrature speciali su foto e immagini. Infine, sempre per i più piccini, sono disponibili giochi come il Puzzle, il Sequence ed il Colourbook che sicuramente stimoleranno in loro le capacità di memoria visiva.

Il progetto AMI è destinato sicuramente ad accrescersi nel corso del tempo, attirando altre importanti istituzioni culturali del Belpaese. Per il momento, nella sola Campania hanno aderito a Napoli la Fondazione Circolo Artistico Politecnico ed il Museo Civico Filangieri mentre in Irpinia si segnala la partecipazione dei borghi letterari Torella dei Lombardi e Morra De Sanctis.

Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.