Crystal photography ball showing the seascape at St Bees, Whitehaven, Cumbria - British seaside
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Opinioni e false congetture

Una immane tragedia coinvolta nella questione meridionale o, se più calzante, la questione meridionale che implica anche una immane tragedia?
Non mi entusiasma. Chi dovrebbe comprendere lo stato delle cose, si affanna in logorroici e affannosi ragionamenti, ma, in sostanza, nulla toglie e nulla mette.
In ciascun mutamento, di qualunque ordinamento, è necessario chiarire che il primario concetto da considerare è quello dell’unità del diritto che ne scaturisce.
Dal punto di vista sostanziale e da quello materiale; in pratica è come se dovessimo valutare il passaggio, da una staticità ad una dinamicità, con la peculiare attenzione alla coerenza dei principi, in maniera da garantire il fondamento della norma. Appare evidente come diverse antinomie, non possano essere superate senza un minimo di attenzione, alle svariate esigenze dei soggetti interessati al mutamento;  appare altrettanto indiscutibile che il negare ogni forma di criticità a priori, nascondendosi le difficoltà dietro il naturale tempo di assimilazione del ricambio, non giova a nessuno.
Specialmente se quel “nessuno” ha la sola colpa di essere andato incontro al fato. Mutamento, diritto, coerenza, principi, recepirono, tutti insieme, l’esigenza di una radicale innovazione e ne risultò, di evidente urgenza, una accorta e mirata analisi dei fenomeni.

L’involuzione del cambiamento

La situazione è a tutti palese e chiara: ci si arrabatta tra promesse, sapendo di non poter riscontrare, e corse a spazi ancora senza “paletti” di delimitazione.
Sembra un’evoluzione, ma è solo una conferma della pochezza e dell’approssimazione.

Una sorta di “Cicero pro domo sua”. Si cercano persone, si blandiscono senza alcun imbarazzo, si “adescano” interessi di cui non si ha alcuna contezza, si percorrono strade totalmente sconosciute.
Il tutto esclusivamente per attirare consensi – veri o presunti non è dato sapere – in vista di una scadenza molto attesa.
La coincidenza, inoltre, delle tornate elettorali connota la già scarsa decenza.
Non si riesce a comprendere come mai “poltrone vuote” debbano essere, a stretto giro, occupate.

Eppure, tali postazioni, sono libere da tempo e, certamente, se non fosse per l’approssimarsi di appuntamenti – cui l’interesse personale è sopra ogni altra esigenza – potrebbero continuare ad essere vacanti.
Però il caso vuole che la “corsa” si preannunci faticosa, onerosa, estremamente  difficile e, quindi, si cercano limoni da spremere; possibilmente con qualche ambizione o sete di protagonismo. Quanto più alte sono tali prerogative, tanto più “cialtronesche” sono le risorse di approvvigionamento.
Il dopo? Quale partecipazione può avere? Negativo il risultato, nessuna possibilità di riscontro; positivo l’esito, una plausibile, possibile, anzi quasi scontata, calorosa stretta di mano, con l’intesa di attendere il momento propizio.

Una visione capovolta

Il discorso è ormai logoro, ma il contesto è ancora florido per seminare disgustosi semi.
Il Popolo stanco, le questioni sono assai impellenti, le Comunità allo stremo; sarebbe tempo e ora di intervenire con onestà intellettuale e unità partecipativa.
La dietrologia ha stancato, forse anche nauseato.
Ci si dia da fare per il futuro delle genti, agli interessi propri si è badato già in maniera assai imbarazzante.

Auguri a “Voi”, a noi non servono in questi frangenti. Sappiamo cosa fare, da soli.