Putin vince su Telegram: l’app cederà numeri e indirizzi alla Russia

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putin vs telegram

Le richieste da parte del governo sono motivate da una  legge antiterrorismo del 2016. Dopo due anni Telegram cede, e conferisce all’amministrazione la possibilità di ottenere i contatti e gli indirizzi IP di utenti sospettati di terrorismo.

La vecchia legge del dare e avere funziona anche in materia privacy. Se da un lato, infatti, in Europa, un nuovo regolamento continentale prova a normare il difficile mondo della raccolta e della cessione dei dati sensibili personali, ci sono anche discusse decisioni con le quali grandi aziende cedono alle pressioni di singoli paesi.

Due anni di pressioni da parte di Putin

Pressioni giustificate con motivi di sicurezza, ma che comunque vanno in controtendenza rispetto alle recenti attenzioni sulla privacy e sulla protezione di dati che almeno in Europa hanno registrato negli ultimi anni importanti risultati.

Accade così che Telegram ceda alle incalzanti richieste della Russia, dando l’ok alla cessione, alle autorità locali, di numeri di telefono e indirizzi IP di singoli utenti sospettati di terrorismo. È chiaro, però, che in un paese come la Russia, dove i livelli di sorveglianza e il controllo delle libertà individuali sono altissimi, un accordo del genere permetterà un ulteriore giro di vite da parte del governo. Con la benedizione di uno dei colossi della messaggistica istantanea mondiale.

Il blocco e l’accordo

Telegram cede alle richieste di Putin dopo che, lo scorso aprile, l’applicazione era stata bloccata in Russia per ordine diretto del Cremlino. Le amministrazioni locali infatti hanno cercato per anni – sempre senza successo – di ottenere dall’azienda le chiavi per decriptare i messaggi, come previsto da una legge antiterrorismo datata 2016.  

Le resistenze di Telegram hanno retto fino a qualche settimana fa, quando Durov e i suoi dirigenti hanno dato l’ok, elaborando un sistema capace di conciliare le richieste della Russia con i parametri del GDPR. Un precedente che però ora rischia di essere pericoloso e di mettere a repentaglio l’intero impianto del provvedimento.

I rischi per il futuro del GDPR

Certo, Telegram ha assicurato che pubblicherà un rapporto semestrale indicando quante volte il governo russo avrà richiesto di poter accedere a numeri e indirizzi IP, e quante volte queste richieste saranno state soddisfatte. Questo però non dà una grande rassicurazione sulla questione generale.

È la prima volta, infatti, che Telegram acconsente a collaborare con un’istituzione governativa, anche se si tratta di una concessione più che una collaborazione. Dall’azienda assicurano che l’unico risultato sarà quello di rendere l’app meno attraente per i terroristi. Sarà il tempo a dire se questo sarà vero o meno, e soprattutto se ci saranno altri governi che a questo punto avanzeranno richieste in tal senso.