Noxias herbas
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Ogni Stato ha un motto che lo identifica. Anche il Regno di Napoli ne aveva uno (presunto e non ufficiale). Questa è la sua storia

Il Regno di Napoli ha una storia antica e prestigiosa, che si può far risalire, ufficialmente, al 31 agosto 1302 quando Carlo II d’Angiò firmò la Pace di Caltabellotta, trattato che portò alla divisione del Sud Italia: gli Aragonesi avrebbero mantenuto la Sicilia (grazie ai Vespri Siciliani), mentre il Meridione Continentale sarebbe spettato agli Angioini come Rex Siciliae citra Pharum

Il motto, presunto e non ufficiale, del Regno di Napoli nasce dallo stemma scelto da Carlo I d’Angiò, il primo degli Angioini a risiedere nella bella Partenope

Una vicenda che ci riporta a un periodo di dure lotte per il potere in Italia: Chiesa contro Impero, Guelfi contro Ghibellini

Il motto del Regno di Napoli

Sullo stemma angioino troviamo un tappeto di gigli d’oro, in campo azzurro, sormontato da un rastrello di colore rosso. Da quest’ultimo elemento sarebbe nata la leggenda del motto. 

Motto sarebbe stato, in latino, Noxias herbas, traducibile in italiano come Le male erbe o anche come Erbacce nocive. Perché questo strano motto? A cosa avrebbe alluso? 

Il rastrello ovviamente sono gli Angioini, mentre le “erbe cattive” sono gli Svevi (meglio come conosciuti come Hohenstaufen), eliminati definitivamente dalla lotta per il potere con la sconfitta di Corradino di Svevia nella Battaglia di Tagliacozzo, il 23 agosto del 1268.

Il giudizio di Giovanni Antonio Summonte

A smentire questa interpretazione fu, per primo, l’umanista Giovanni Antonio Summonte, il quale nella sua opera principale (Dell’historia della città, e Regno di Napoli), diede un’altra spiegazione alla presenza del rastrello: simbolo che doveva servire per differenziare gli Angioini dai Capetingi, dei quali erano un ramo cadetto. 

Rastrello o lambello?

Per essere più precisi, il rastrello in realtà sarebbe un lambellofigura araldica composta da un listello dal quale pendono delle gocce” (Fonte Wikipedia). 

Questa figura fu introdotta, nella nostra Penisola, appunto da Carlo d’Angiò nel 1295. Divenne presto un simbolo di molti stemmi di famiglie e città afferenti alla Parte Guelfa: ad esempio, Ancona presenta ancora nel suo stemma un lambello proprio per concessione del sovrano angioino.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.