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Raffaele Viviani e gli scugnizzi di Napoli

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Raffaele Viviani_prova_con_la_compagnia_sul_terrazzo_di_casa_1944 (Fonte Wikipedia)

Lo scugnizzo napoletano ha avuto il suo vero portavoce e rappresentante teatrale in Raffaele Viviani

Il grande artista del Teatro napoletano, Raffaele Viviani,  ha avuto per tutta la vita (1888 – 1950) un rapporto strettissimo con gli scugnizzi della sua amata Napoli. 

La realtà rappresentata per come era 

Questo perché lui stesso era uno scugnizzo, solo lui riuscì infatti a riprodurre, fedelmente, sul palcoscenico i suoni, i rumori e i canti dei vicoli, delle piazze, delle strade che rendono così unica la bella Partenope

Raffaele riuscì in questa incredibile impresa perché viveva quelle vite, quelle situazioni che poi riportava in teatro. 

Prima di allora, queste vite erano rappresentate in maniera stereotipate, lui, invece, ribaltò la situazione, presentando al pubblico la realtà così come lui la conobbe nei suoi anni giovanili, e non solo. 

A partire dalla lingua, quella della plebe di Porto, Porta Nolana, del Vasto e di tante altre zone con le loro parole spesso incomprensibili alle classi più colte napoletane. 

La Napoli dei vicoli

Protagonista di molte delle sue opere è dunque la Napoli dei vicoli, dei bassifondi, della miseria nera ma anche dell’arte dell’arrangiarsi. Dove non si poltrisce mai e ci si arrangia sempre per sopravvivere. 

Lo scugnizzo regna ovunque sovrano, questa figura di ragazzino di strada Viviani la conosceva, infatti, molto bene. 

Gli esordi teatrali di Raffaele Viviani

Viviani iniziò ad accompagnare il padre, vestiarista e poi impresario teatrale, nei teatri popolari conosciuti come “Masaniello”, per ammirare il teatro dei pupi, che furono, in certo senso, i suoi primi maestri di recitazione. 

Iniziò, così, a giocare e a frequentare gli scugnizzi e fu proprio grazie a loro che iniziò da adolescente a recitare in teatri infimi, conosciuti come “Baracche di Zeza”. Impersonava, guarda caso, proprio uno scugnizzo. 

Come ricorda Artieri in “Napoli Nobilissima. Uomini, storie, cose di una città”: “[…] la sera in cui rappresentò per la prima volta quel tipo [ovvero lo scugnizzo] si fece prestare i panni laceri veri di un suo amico”. 

Su quei palcoscenici, il pubblico vide uno scugnizzo vero, magro e con il volto scavato dalla fame, che Viviani realmente patì dopo la morte del padre. A quell’epoca lavorava dalle due del pomeriggio fino a mezzanotte per 50 centesimi al giorno.

Il suo primo grande successo 

Al Teatro Petrella, Raffaele ebbe il suo primo grande successo interpretando, guarda caso, “Scugnizzo” di Francesco Buongiovanni e Giovanni Capurro

Fu così convincente, e come poteva essere il contrario, da costringere il comico Peppino Villani, che interpretava la stessa figura all’Umberto I, a smettere di impersonarlo. 

La strada verso il successo era aperta per questo grande talento partenopeo. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.