Un ritratto del cardinale de Rossi come probabile ultima fatica del grande Raffaello (fonte Assdi)
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Raffaello Sanzio, uno dei più grandi maestri dell’arte italiana, secondo una recentissima ipotesi, avrebbe realizzato come ultimo capolavoro un ritratto del cardinale Luigi De Rossi

Lo storico dell’arte Ernesto Solari avrebbe identificato in un dipinto acquistato da un collezionista italiano presso una casa d’aste di Copenaghen l’ultima opera eseguita da Raffaello.

1520-2020: cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio è senza dubbio uno dei nomi più importanti di tutta la storia dell’arte del Belpaese. Nato ad Urbino il 28 marzo (oppure il 6 aprile) del 1483, il pittore ebbe una breve ma fortunatissima carriera.

Al grande maestro, di cui ricorrono quest’anno i cinquecento anni dalla morte, avvenuta il 6 aprile 1520, è dedicata una mostra presso le Scuderie del Quirinale.

Raffaello e gli anni romani

Raffaello trascorse il periodo più fecondo della carriera a Roma. Agli inizi del 1509, fu al servizio di Papa Giulio II grazie all’intercessione dell’amico architetto, Donato Bramante. Negli appartamenti vaticani, Raffaello realizzò straordinari affreschi, come la Scuola di Atene e la Disputa del Sacramento.

Successivamente, alla morte di Giulio II, l’artista ebbe come suo committente Papa Leone X, appartenente alla potente famiglia fiorentina dei Medici.

Specialista anche nei ritratti, Raffaello ricevette, nel 1518, l’incarico di rappresentare in un dipinto il pontefice insieme ai cugini cardinali Giulio de Medici (il futuro Clemente VII) e Luigi de Rossi. La tela in questione è conservata oggi presso la Galleria degli Uffizi a Firenze. Una sua copia, invece, realizzata dal pittore Andrea del Sarto, si trova presso il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli.

Il “giallo” dietro il dipinto di Leone X

Secondo lo storico dell’arte Ernesto Solari, dietro questo straordinario quadro si nasconde un vero e proprio “giallo”.

In base ad un recente studio radiografico sul dipinto sarebbe emerso, infatti, un dato incontrovertibile: Raffaello avrebbe disegnato, di suo pugno, soltanto l’immagine del Papa Leone X. Molto probabilmente, uno dei suoi allievi, forse Giulio Romano, avrebbe, invece, completato il lavoro inserendo i ritratti dei due cardinali cugini.

Il “giallo” sull’ultimo Raffaello svelato dallo storico dell’arte, Ernesto Solari (fonte Il Resto del Carlino)

Lo stesso Solari ha poi rilevato un altro dato d’archivio molto importante. In base ad un testamento Giulio de Medici avrebbe ereditato tutti i beni in possesso del cugino Luigi de Rossi, morto prima di lui nel 1519.

Secondo Solari, è probabile che il futuro Clemente VII avesse chiesto a Raffaello di realizzare una copia integrale del celeberrimo dipinto degli Uffizi. Purtroppo, come nella prima edizione, anche in questa seconda l’artista urbinate non sarebbe riuscito a concludere il lavoro, stavolta a causa della prematura morte sopraggiunta all’età di 37 anni.

Il dipinto di Copenaghen, parte di un opera incompiuta

A giudizio di Solari, tuttavia, l’unica parte di questa copia portata a termine da Raffaello sarebbe consistita proprio nell’immagine di Luigi de Rossi: “Il ritratto del cardinale de Rossi fu realizzato per primo – afferma Solari nell’analizzare il dipinto acquisito recentemente da un collezionista italiano a Copenaghen –  ed appare incompiuto soltanto nelle vesti. Il volto, invece, è sicuramente realizzato da Raffaello”.

Il ritratto del cardinale de Rossi, acquistato presso la casa d’aste Rasmussen da un privato del Nord Italia, potrebbe dunque verosimilmente corrispondere all’ultima “fatica” incompiuta di Raffaello. Le dimensioni della tela in oggetto sarebbero state “ritoccate” in un secondo momento per non far apparire il quadro come un semplice ritaglio.

Un’ulteriore prova dalla riflettografia

Infine, un ulteriore dato a supporto della tesi sostenuta da Ernesto Solari proverrebbe dalla riflettografia. Attraverso questa tecnica, infatti, lo studioso afferma di aver rilevato, nel dipinto acquistato a Copenaghen, un pomello alla destra del cardinale de Rossi. L’elemento appartiene senza dubbio ad una poltrona, che potrebbe essere quella su cui è seduto Leone X nel dipinto di Raffaello custodito agli Uffizi.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.