Lavoro
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Alla luce dei resoconti e dei bilanci quanti sono stati reinseriti nel mondo del lavoro?

Ogni anno è produttore di rendicontazione, un po’ come la brava economa di casa che sa bene come far quadrare i bilanci della piccola società chiamata famiglia.

E lo Stato in fondo siamo tutti noi, in una famiglia iper allargata che attraverso la tassazione permette la gestione della cosa pubblica.

La questione economica italiana era sofferente già prima del Covid-19, tanto è vero che, proprio in conseguenza di questa pandemia, si prospetta ancora un futuro con ingenti ripercussioni e regressi lavorativi di cui non si ha perfetta contezza, tanto è vero che le misure paventate dal decreto Cura Italia sembrano insufficienti a tamponare  questa fibrillazione finanziaria.

E allora viene naturale chiedersi, a fronte delle tantissime uscite economiche, che fine abbiano fatto tutti questi sussidi alle famiglie e se il fine di agevolare situazioni di forte precariato e indigenza poi abbiano portato alla giusta creazione del RdC (reddito di cittadinanza).

Grosso modo è trascorso un anno da quando balzò fuori la voce Reddito di Cittadinanza che insieme a Quota 100, avrebbero dovuto funzionare un po’ come uno stimolatore del metabolismo statale.

Da una parte la riforma delle pensioni avrebbe dovuto snellire le fila di quelli che erano prossimi al pensionamento, magari con qualche anno di anticipo sulla meritata pensione, quindi il sacrosanto riposo per le cosiddette vecchie generazioni.

L’altro grosso stimolo avrebbe dovuto generarlo il Reddito di Cittadinanza che collegato ad un giusto funzionamento dei Cdi Centri dell’Impiego avrebbe dovuto riaprire la strada a quanti erano in attesa di un lavoro o che per vari motivi avevano perso il lavoro.

Quanti hanno fatto richiesta del RdC?

 

I dati più aggiornati risalgono ai primi di gennaio dell’anno in corso, dati che includono quindi tutto il 2019.

Il numero delle domande inoltrate è stato non indifferente e cioè 1,65 milioni, a fronte di un accoglimento proficuo di 1,1 milioni, che andando a produrlo in percentuali si attesta all’incirca ad un 70% della domanda. Ma ancora tante sono in attesa di esito positivo o negativo e cioè all’inizio dell’anno erano circa 88mila.

La relazione della Corte dei Conti

La Corte dei Conti è un organo dello Stato che ha funzioni di controllo e vigilanza in materia fiscale sulle entrate e sulle spese pubbliche all’interno del bilancio dello Stato.

In funzione di questo suo ruolo, con tabelle e percentuali alla mano, la Corte dei Conti offre uno spaccato agli addetti ai lavori, basandosi su dati anche più recenti perché arriva, coadiuvata dal lavoro incrociato del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica.

Sintetizzando, da una parte si afferma che da un lato le risorse che sono state erogate hanno dato un forte aiuto al contrasto della povertà e sulla riduzione della disuguaglianza della distribuzione del reddito.

Dall’altro lato ci si aspettava che questo Reddito di cittadinanza  desse un valido impulso al mercato del lavoro, ma i risultati sono davvero deludenti.

Quanti sono quelli che davvero hanno trovato lavoro?

A fronte dell’1,1 milioni di domande accolte per il reddito di cittadinanza, solo 39.760 sono le persone che hanno trovato un lavoro. Quindi possiamo affermare che il totale è davvero esiguo, e molti non hanno trovato lavoro grazie al Cpi Centro per l’Impiego, perché in realtà continua ancora a funzionare il contatto diretto per conoscenza o amici di amici.

Tanto è vero che la Corte dei Conti non si è tirata indietro nel dimostrare il suo forte disappunto affermando a tal proposito che “i risultati appaiono largamente insoddisfacenti e confermano le perplessità avanzate dalla Corte al suo avvio” con un palese riferimento a quanto la stessa Corte fu interpellata per il placet  progettuale.

La Corte dei Conti ha ravvisato, a giusto metro di giudizio, una falla nel progetto e cioè che la lungaggine erogatrice del sostegno non avrebbe necessariamente ingenerato lo stimolo alla ricerca di un lavoro, perché un conto è il sostegno e il sussidio alla povertà un conto è invece il rovescio della medaglia visto in una pretesa forma assistenziale.

In pratica se prima non si crea il posto di lavoro con i criteri propri degli incentivi, degli sgravi, delle detassazioni, dei parametri dove gli addetti al settore del lavoro, le aziende, i sindacati discutono ogni giorno nelle dovute sedi, allora è difficile credere che il cittadino da solo possa avere la forza e la voglia di rimboccarsi le maniche. Il lavoro non si crea da solo o sfregando la lampada magica: serve far crescere l’economia con investimenti nei più richiesti settori come quello del turismo che è poi uno dei traini portanti per il Paese. Serve anche una sostanziale riforma del Cpi, perché così com’è strutturato il centro per l’impiego è estremamente farraginoso.

Il reddito di cittadinanza ha poi messo un fermo al lavoro in nero?

Credo di no, perché sarebbe come dire che tutto d’un tratto l’Italia è il paese dove non ci sono falsi invalidi, non ci sono raggiri e sotterfugi che lo stesso sistema lavoro con i suoi vuoti legislativi autonomamente interpretabili non sia attaccabile dal semplice cittadino.

D’altro canto secondo l’Istat è di circa 2 milioni il numero di coloro i quali pur svolgendo un lavoro irregolare hanno accesso o hanno formulato richiesta di RdC.

Equivarrebbe a dire che per la prima volta la macchina burocratica del nostro paese funziona a pieno regime. C’è da dire anche che siamo il paese con la pressione fiscale più alta, e forse dovrebbero cambiare le cose su tutti i piani, perché se da un lato c’è chi lucra a discapito dell’onesto, sull’altro piatto della bilancia, ma sbilanciato a prescindere, c’è l’onesto che davvero fa fatica a far quadrare i conti e ad arrivare a fine mese. Dovrebbe esserci più equità retributiva in tutte le categorie che generano lavoro e di conseguenza sostegno allo Stato.