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Arriva alla Camera dei Deputati, la questione relativa all’utilizzo del registro elettronico nelle scuole italiane. Gli scetticismi dovuti alla tutela della privacy degli studenti e la risposta da parte del governo.

Registro elettronico e privacy degli studenti. È la questione oggetto di una interrogazione parlamentare lo scorso venerdì, per opera dell’onorevole De Lorenzo, che ha chiesto ragguagli in merito al sottosegretario competente, Salvatore Giuliano. Il tutto nasce dagli avvenimenti che hanno avuto luogo a inizio settimana a Catania, dove alcuni docenti sono stati sanzionati proprio per essersi rifiutati di utilizzare il registro elettronico, già da molti mesi pomo della discordia tra il ministero, alcuni dirigenti, il corpo docenti e gli studenti.

Il registro scolastico e il sistema del Miur

La questione principale riguarda il problema della privacy e in particolar modo il trattamento dei dati degli studenti collegato all’uso del registro, che appunto assorbe in tempo reale informazioni sensibili come le presenze dei ragazzi a scuola, le loro note personali e comportamentali. Come fatto notare, in realtà, il problema non è soltanto collegato al registro scolastico, ma all’intero sistema informativo imposto dal Miur, e ad applicativi come quelli per la gestione delle attività di segreteria, per cui i problemi relativi al trattamento dei dati sono altrettanto al centro del dibattito, tanto da aver fatto prendere una posizione anche ad alcuni dirigenti scolastici, in qualità di titolari del trattamento.

Il Piano Nazionale Scuola Digitale

Il Sottosegretario  ha affermato l’importanza del registro elettronico alla luce del processo di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni e istituzioni, un processo in questo caso portato avanti anche grazie ai finanziamenti del Piano Nazionale Scuola Digitale. «Il Miur – ha risposto il Sottosegretario Giuliano – non ha imposto nessun applicativo, lasciando libere le scuole di acquistare quello più confacente alle proprie esigenze, anche perché il sistema informativo del ministero permette il trasferimento dei dati al sistema centrale e, in particolare, all’anagrafe nazionale degli studenti».

Il piano di dematerializzazione che stenta a partire

Il processo giuridico a cui fa riferimento il Sottosegretario inizia con il decreto-legge n. 95 del 2012, che ha introdotto l’uso del registro elettronico di classe. Alla base, vi è un piano di dematerializzazione che avrebbe dovuto essere adottato dal ministero, che però, sebbene annunciato con largo anticipo, ancora non è stato messo in atto. Il programma avrebbe dovuto essere propedeutico all’adozione del registro, mentre quest’ultimo è stato istituito senza che del piano ci fosse notizia. Il Sottosegretario Giuliano ha tuttavia comunicato che il piano è stato definito e l’iter avviato dal Ministero, che ha già relazionato alla  Corte dei Conti.

Un po’ di numeri

Per quanto riguarda la diffusione del registro, sono stati comunicati i dati di recente elaborazione da parte dell’Osservatorio Scuole Digitale. Per quanto riguarda le scuole del I ciclo, sono l’87% tra loro ad aver adottato il registro elettronico di classe. Un numero che cresce ancora (94%) se parliamo di scuole di secondo ciclo. Nel caso del registro elettronico del docente, i numeri salgono leggermente (89%) per le scuole di primo ciclo, mentre restano invariati (94%) nelle scuole di secondo ciclo.