Camera rotante per l'identificazione visiva
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Da una ricerca dell’Università di Toronto, Rekognition, il programma di analisi facciale targato Amazon, sembrerebbe avere dei problemi di identificazione

L’Università di Toronto, principale metropoli dell’Alberta (Canada), ha effettuato una ricerca su un progetto portato avanti dalla multinazionale di Jeff Bezos riguardante l’analisi facciale.

Rekognition, questo il nome dell’innovativo sistema, è in fase avanzata di progettazione, tanto da essere già stata testata dalla polizia.

Sarà forse perché non è ancora stata completata al 100% ma, dalla ricerca effettuata dall’Università di Toronto, sono emerse delle problematiche concernenti l’identificazione dei soggetti analizzati.

Difficoltà di genere e di minoranza?

Rekognition ha maggiori difficoltà nell’identificazione di un viso femminile piuttosto che di uno maschile e di una persona di colore rispetto ad un caucasico.

Con il riconoscimento di un viso di un uomo bianco non ha mai sbagliato. Nel caso di persone di colore c’è stato un margine di errore dell’1,3%.

Il margine è aumentato quando si è trattato di facce di donne caucasiche, il 7,1% di errore. Con donne di origine ispanica o afroamericana l’errore (erano riconosciute come uomini) è schizzato ad un caso su tre.

Perché tutto ciò? E’ presto detto, gli algoritmi che reggono queste tecnologie afferenti all’Industria 4.0, si basano sui dati che elaborano in proprio. Se le informazioni di partenza, derivanti dalla società nella quale viviamo, ha dei pregiudizi, inevitabilmente questi preconcetti mineranno l’efficienza dell’applicazione.

Ciò implica un effettivo pericolo per le minoranze etniche e di genere. Se poi aggiungiamo il fatto che Amazon non ha intenzione di non approfittare della sua ricerca, intendendo vendere Rekognition a governi e forze di polizia, si evince che la situazione non si presenta affatto facile

Identificazione visiva
Identificazione visiva

La risposta di Amazon

La risposta da parte della società di Bezos non si è fatta attendere. A rispondere è stato Matt Wood, Capo Divisione Intelligenza Artificiale (IA).

Quest’ultimo ha spiegato che Rekognition si basa sull’analisi facciale e non sul riconoscimento facciale. L’analisi identifica i volti, tramite caratteristiche generiche (ad esempio se la persona individuata porta la barba o se è calvo).

Il secondo è invece più selettivo perché attribuisce un volto ad una persona ben specifica.

Il dilemma

Il dilemma che si presenta è di carattere etico. È giusto utilizzare le più moderne tecnologie per rintracciare e neutralizzare i criminali ma è anche sacrosanto porre un limite all’utilizzo di questa tecnologia invasiva per impedire gli abusi di potere che ne potrebbero derivare.

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.