Solo il 9,5% dei ricercatori, secondo Adi, lavorerà a tempo indeterminato nei prossimi 6 anni in Italia (fonte Il Denaro)
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I ricercatori, secondo i dati pubblicati in un recente report, continuano in Italia a non trovare sbocchi professionali adeguati alle loro aspettative

Le statistiche diramate dall’Adi, l’Associazione nazionale dei dottorandi e dei dottori di ricerca, sono molto esplicite. Per poter vivere, sfruttando le competenze acquisite dopo tanti anni di studio, moltissimi ricercatori italiani sono costretti, ancora oggi, ad emigrare

Ricercatori: meno del 10% avrà una stabilità

I numeri dell’Adi, oltre che essere preoccupanti, possono fungere da deterrente per quei giovani laureati che intendono percorrere una carriera da ricercatori nel Belpaese. Attualmente, nelle università italiane operano poco più di 13 000 assegnisti. Con questo termine si indicano tutti coloro che, dopo aver conseguito un dottorato di ricerca, lavorano con un contratto a tempo determinato presso un ateneo o un ente scientifico riconosciuto dallo Stato. La durata di tale “assegno” è non solo limitata nel tempo (massimo 1 anno) ma è rinnovabile soltanto per una volta nel giro di un triennio, alla luce dell’ultima riforma Gelmini.

Ebbene, alla luce delle norme vigenti nonché della dotazione finanziaria di cui dispongono gli atenei nazionali, secondo l’Adi solo il 9,5 % dei ricercatori potrà trovare nei prossimi 6 anni un lavoro stabile a tempo indeterminato, come docente associato oppure ordinario.

Molto ampia, in Italia, la categoria dei docenti a contratto (fonte Università degli Studi di Milano)

Università: nei contratti prevale il “tempo determinato”

L’Adi, inoltre, ha presentato un quadro generale relativo alle professionalità operanti negli atenei statali italiani. Il 59% del personale è contrattualizzato con formule a tempo determinato: si va dai semplici assegnisti ai docenti a contratto. All’interno di questa forbice di “precari”, sono compresi anche ufficialmente le figure dei ricercatori, sia entrati nel ruolo con la Legge Moratti del 2005 che quelli, definiti junior, sanciti dall’ultima riforma Gelmini. In questo 59% rilevato dall’Adi, infine, emergono anche i cosiddetti collaboratori di ricerca. Una categoria, questa, molto variegata nella quale vengono ricompresi tecnologi, laureati assunti con contratti a progetto oppure con borse post-lauream o post-dottorato.

Meno posti nelle scuole di dottorato

Se si confrontano i dati del report 2018 pubblicato da Adi con quelli relativi agli anni precedenti, si può comunque constatare una lievissima crescita. Le prospettive di lavoro stabile per i ricercatori italiani negli Atenei statali erano pari, ad esempio, al 6,5% nel 2016 e addirittura al 3,4 % nel 2014. Tuttavia, ciò che desta preoccupazione per il futuro è l’attuale riduzione dei posti nelle scuole di dottorato. Se nel 2017 se ne contavano, nel complesso, circa 9300, nell’anno successivo, invece, il tasso è calato a quasi 9000, con un tasso di contrazione del 3,5%.

Il monito dal mondo sindacale

“I cervelli italiani sono immersi in un coacervo di regole concorsuali spesso gestite in maniera feudale oppure ristrette a pochissimi numeri perché lo Stato non garantisce adeguate risorse – ha affermato Francesco Sinopoli, segretario di Flc-Cgil – Eppure da anni dottorandi, assegnisti, borsisti, collaboratori, ricercatori a tempo determinato contribuiscono con le loro ricerche ad avanzamenti dei processi culturali e a scoperte innovative in tutti i campi”.

Secondo Sinopoli, servono provvedimenti urgenti e concreti per far fronte ad una situazione inaccettabile: “Non servono più analisi, servono 1,5 miliardi di euro vincolati a reclutamento, sblocco del turnover, separazione normativa delle assunzioni e delle progressioni di carriera, una riforma del pre-ruolo che non condanni le giovani generazioni a rimanere al palo per i prossimi anni”.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.