Riconoscimento visivo, pericolo o alleato
Riconoscimento visivo, pericolo o alleato
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Un appello è stato lanciato alla Silicon Valley affinché non fornisca ai governi la tecnologia per il riconoscimento facciale

Secondo quanto riportato dal blog The Verge, un gruppo di circa 90 associazioni per la tutela e la difesa dei diritti umani hanno inviato, questo martedì, una lettera alle multinazionali operanti nella Silicon Valley per convincerli a non fornire ai governi le loro tecnologie per il riconoscimento facciale.

Il riconoscimento facciale come pericolo per le libertà di tutti

A partecipare a questa iniziativa sono state associazioni del calibro di Electronic Frontier Foundation (EFF), l’Unione delle Libertà Civili Americane (The American Civil Liberties Union – ACLU), il Centro per l’Educazione e i Servizi legali per i Rifugiati e gli Immigrati (the Refugee and Immigrant Center for Education and Legal Services – RAICES).

Il riconoscimento facciale, secondo queste ultime, può diventare, in mani sbagliate, un pericolo per le libertà e la privacy di ognuno. Il caso cinese è un esempio di ciò. Il pericolo, che in un prossimo futuro, governi (più o meno autoritari) possano diventare dei Grande Fratello, controllando tutto ciò che facciamo, deve essere preso molto sul serio.

Casi contrapposti

Il problema è molto più complesso di quanto possa sembrare a prima vista. Il pericolo c’è ma è altrettanto vero che il riconoscimento visivo è uno strumento di vitale importanza nella lotta al crimine e al terrorismo, come dimostrato dagli esperimenti compiuti a Londra e dal recente arresto di Cesare Battisti.

Riconoscimento fondamentale per arrestare criminali
Riconoscimento fondamentale per arrestare criminali

Silicon Valley: Microsoft, Google e Amazon

La Microsoft, nel dicembre 2018, ha formalmente richiesto all’attuale amministrazione di Donald Trump una regolamentazione più incisiva sul riconoscimento visivo, in modo da scongiurare il pericolo che questa tecnologia possa provocare derive autoritarie.

Google è stata costretta, mesi fa, ad abbandonare il programma ultrasegreto Maven a causa di una richiesta mirata da parte dei suoi dipendenti.

Amazon è l’unica multinazionale che sembra resistere: il progetto Rekognition è stato testato dal Federal Bureau of Investigation (FBI).

Al momento la Silicon Valley resta muta

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.