Rifiuti tra emergenze e nuove promettenti tecnologie
Foto: www.anecorifiuti.it
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Nonostante i progressi fatti l’Italia non ha ancora risolto la problematica rifiuti: la tecnologia mette nuovi strumenti a disposizione

La questione rifiuti è argomento centrale nel dibattito politico nazionale. Le emergenze che continuano a scoppiare a macchia di leopardo lungo lo Stivale (emblematico il caso di Roma), sono la testimonianza più evidente di quanta strada separi ancora l’Italia, o parte di essa, da una applicazione completa del ciclo integrato di gestione dei rifiuti.

Ricordiamo che la battaglia per la raccolta differenziata non è solo questione di civiltà, ma ha implicazioni dirette sulla salute di tutti noi. Triste esempio è la problematica relativa alla cosiddetta “Terra dei fuochi” in Campania, legata ad un drastico aumento di alcune patologie tumorali nelle aree direttamente interessate.

Dati Istat alla mano, la percentuale di raccolta differenziata in Italia si attesta intorno al 55%. E’ un valore ben lontano da quel 65% fissato come obiettivo dal Testo Unico Ambientale del 2006. Solo le aree del nord-est, col 67% di raccolta differenziata, si pongono al di sopra della soglia-obiettivo. Ma queste percentuali calano progressivamente scendendo verso sud, con un misero 31% di raccolta differenziata nelle isole. Altri dati a questo link.

Il ciclo integrato dei rifiuti: come funziona

Come sappiamo, un’efficace raccolta differenziata fa perno su un sistema di trattamento dei rifiuti capace di tendere all’azzeramento della frazione del secco indifferenziato. In uno scenario ottimale, la frazione umida serve a produrre compost di qualità, utile alla fertilizzazione dei campi. La frazione secca, invece, divisa in varie sezioni (plastica, vetro, alluminio, carta, etc.), deve essere oggetto di riciclaggio, venendo alla fine immessa nuovamente nel ciclo produttivo.

Gli scarti, cioè ciò che non può essere riciclato, andrebbero avviati alla termovalorizzazione, con conseguente ricavo di energia. Va detto che non tutti sono d’accordo su quest’ultimo punto. Il dibattito sui termovalorizzatori potrebbe trarre nuovi spunti dall’esperienza degli impianti giapponesi di Tokyo, Nerima e Toshima, capaci di contenere le emissioni al 30% dei limiti imposti dalla legge, grazie alle tecnologie di recupero dei gas esausti prodotti dalla combustione.

Saranno invece tutti d’accordo sul fatto che sia da evitare assolutamente il conferimento in discarica, elemento su cui l’Italia detiene ancora, purtroppo, il primato in Europa.

Nuove tecnologie per il trattamento dei rifiuti

Le nuove frontiere sul trattamento dei rifiuti spesso fanno perno sul progresso tecnologico. Esse puntano sul recupero di frazioni sempre più consistenti del rifiuto o sulla minimizzazione degli effetti ambientali nocivi prodotti dal trattamento del rifiuto stesso. A titolo d’esempio, ha tenuto banco al #SiCon2020, workshop ambientale tenutosi a Roma, l’utilizzo del grafene. Si tratta di un materiale con utilizzi nel trattamento delle acque a scopi di bonifica e risanamento ambientale e potrebbe, pertanto, trovare ampio impiego in campo industriale e nel trattamento dei rifiuti.

Si è molto parlato anche di ROMEO, primo impianto in Italia per il recupero di metalli preziosi dai rifiuti RAEE. I RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, come computer o smartphone) sono una frazione consistente dei rifiuti totali. Il loro smaltimento è difficile e particolarmente oneroso. ROMEO utilizza un sistema di estrazione a temperatura ambiente e ricicla e riutilizza i gas che si sprigionano nella reazione di estrazione del metallo.