Riflessioni che possono servire per molteplici tematiche
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L’utilità e la tempestività della notizia

La divulgazione dovrebbe trovare le fondamenta sulla notizia; la notizia, a propria volta, dovrebbe essere basata su prerogative precise: fonte, verifica, valutazione, diramazione.

La fonte, è intuibile, deve essere attendibile e, tale requisito, è indispensabile per procedere al passo successivo. La verifica, appartiene al peculiare compito di un redattore; studiarne il contenuto, ed applicarne le cognizioni del fenomeno che tratta, è indispensabile. La valutazione appartiene all’identificazione del fatto, oggetto della stessa notizia: parzialità, oggettività, utilità, adeguatezza; è evidente il peso specifico di ciascun elemento, l’uno non esclude gli altri, ma ogni  connotato deve essere analizzato.

Infine, ma non per importanza, la diramazione che deve,  ineluttabilmente, inquadrare l’argomento nello stato della realtà vissuta al momento; una superficiale visione, di tale  principio, può compromettere la sinergia comune, fondamentale collante della testata giornalistica. Cartacea, online o su altro mezzo social, non ha alcuna importanza; è un basilare punto di convergenza e di forza.

A tal proposito, generalmente a inizio giornata, si procede ad una ricognizione tra i vari collaboratori disponibili; si propone, si analizza, si opina, si consiglia, si indirizza. Il risultato dovrebbe – o forse meglio dire deve – consentire di andare tutti nella stessa direzione.

In pratica è come se un gruppo di lavoro si accordasse ad uscire da una stanza e andare, tutti insieme, in una direzione. Il responsabile – ad un tratto – si gira per verificare la compattezza del gruppo e si accorge che uno ha preso la direzione opposta. Quale il compito precipuo? Cercare di capire e considerare. Ben vengano le repliche, ma se il confronto – inevitabile – non dovesse ravvisare  un’effettiva esigenza di utilizzazione  di altra scelta, allora i sofismi non possono sopperire alla realtà dei fatti.

Se, inoltre, tutto il ragionamento di cui sopra – che tengo a precisare non è frutto di una mia estemporanea modalità di affrontare la giornata, ma un’estrema, minima e assai striminzita, sintesi di un ampio studio, circa la “tempestività del giornalismo” – trova riscontro in  evidenti approssimazioni, allora è essenziale puntualizzarne ruoli e sinergie collaborative.

I riscontri evidenti

Nei giorni scorsi una lettera inviata, da una ristoratrice della provincia di Foggia, al Presidente del Consiglio dei Ministri, ha trovato ampia eco sui mezzi di informazione. L’impresaria precisa, nella garbata missiva, dell’estrema emergenza in cui versa la categoria di appartenenza e precisa come, già prima dell’ordinanza che ne decretasse la chiusura, già avesse fermato l’attività – con molti altri – in quanto, tra le molteplici, purtroppo anche contraddittorie e caotiche, informazione di Istituzioni ed esperti, tutti gli appartenenti ad una categoria – componente cruciale della filiera economica – avessero abbassato le saracinesche.

Nel prosieguo, l’autrice, parlava di lavoro generante reddito e volano di economia non mancando, nella lucida analisi, di richiamare l’attenzione del patrimonio dell’espressione che il servizio creava.

Dal marketing alla valorizzazione della tradizione culturale e culinaria; dagli sforzi del mantenere viva l’attenzione delle esigenze settoriali all’assoluta esigenza di essere sempre disponibili e sorridenti.

“Il nostro è un mestiere difficile, fatto di sacrifici pesanti, lavoriamo 15 ore al giorno, spesso non si dorma la notte perché l’ansia ce lo impedisce, perché a gennaio si inizia già a pensare alla banchettistica delle ricorrenze primaverili e all’estate, perché ti svegli di soprassalto chiedendoti se ti sei ricordato si ordinare tutte le materie prime ai fornitori, perché non esistono il sabato e la domenica di famiglia, le cene con gli amici, e Natale e Capodanno sono una tortura fisica e psicologica, siamo bianchi e con le occhiaie, sempre. Ma è il mestiere che abbiamo scelto noi…”

Questo un passo della lettera in argomento.

L’incubo delle elargizioni

Lo scritto in argomento, tuttavia, non è un’autoreferenzialità produttiva o una “sottile” propaganda, ma si dipana in una disamina assai demarcata dalle sentite urgenze di una intera categoria.

Per il bene e la salute di tutti, la situazione attuale è, indubbiamente, pagata a caro prezzo da determinate attività, ma gli inviti a “indebitarsi”, onde poter lavorare, lasciano abbastanza interdetti. Ci sta chi ha  perso tutto e chi, invece, no.

La cosiddetta – a anche oltremodo annunciata – fase 2 sarà molto delicata, si dovrà basare, per forza di cose, sulla sicurezza dei cittadini; allentare, tuttavia, l’emergenza sanitaria, per una graduale ripresa economica, dovrà essere argomento all’ordine del giorno. La chiarezza sarà indispensabile e il distanziamento sociale, cui inevitabilmente saremo sottoposti sine die (da quanto sembra capire) sarà un elemento di ulteriore costo economico che, determinate categorie, dovranno affrontare per riaprire; ne conseguirà, inevitabilmente, una diminuzione di somministrazioni di alimenti, bevande, annessi e connessi, nel settore interessato.

Il rallentamento dell’epidemia – i numeri sono stabili – non può far sperare ad un passaggio imminente alla citata fase 2; è plausibile che prima di un mese non si possa ancora parlare di linea diversa da quella attuale. Di una ripresa afferente alla produttività se ne parlerà, ma a macchia di leopardo, a scacchiera. Insomma, la discesa sarà lentissima e bisognerà ridisegnare la ripartenza economica con grande cautela. Gradualità ed attenzione sono le parole d’ordine; sarebbe assai pericoloso pensare diversamente. Si tratterà, in sintesi, di coniugare precazione, nell’affrontare i rischi, e propulsione, per l’inizio del rilancio.

Personalizzare la notizia

L’evoluzione del “quarto potere”, non può esimersi dal considerare la rivoluzione telematica che ne ha connotato i tempi attuali; tuttavia – tali stessi mezzi telematici – non possono esimersi dal rispetto di metodi e caratteristiche focali.

Tali criteri non devono mai prescindere dall’equidistanza e dalla imparzialità; i settori trattati non possono assumere la singolarità di una notizia, ma devono contenere gli interessi comuni. In caso contrario si cade – pur senza dolo – in un prodotto preconfezionato, più adeguato a propagande e divulgazioni “indirizzate”.

Non di rado, “attori” adusi a funzionare da “attrattori” tessono reti in cui, sovente, l’informazione cade; senza neppure rendersene conto.

Si crede, in assoluta buonafede, di recepire, elaborare e pubblicare la notizia, ma si diffonde esclusivamente una sorta di “Cicero pro domo sua”, di nessuna valenza per le problematiche in cui si intendeva profondere impegno.

Intelligenti pauca e, more solito, auguri a noi.