Riparare il cuore dopo l’infarto, con le staminali ora è possibile
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La prima procedura che mostra evidenza di risultati concreti in organismi viventi

Con l’avanzamento della tecnologia e della ricerca potrebbe essere possibile riparare i danni al muscolo cardiaco, cosa ritenuta impassibile fino a poco tempo fa, grazie all’infusione di cellule staminali cardiache nel paziente infartuato

Da un laboratorio statunitense l’innovativa procedura dona nuova speranza ai cardiopatici

All’Università di Washington un gruppo di ricercatori ha messo a punto una tecnica che fa uso di cellule staminali per ricostruire muscolo cardiaco danneggiato da un infarto. La sperimentazione è perfettamente riuscita, anche se al momento il paziente è una scimmia e occorreranno ancora lunghi studi per poterlo replicare sull’uomo. Il punto cruciale, tuttavia, è che le staminali utilizzate per l’innesto sono cellule umane e che si sono perfettamente integrate nell’ambiente cardiaco ripristinando la contrattilità dell’organo.

Le fasi del miracolo

Per testare il procedimento è stato indotto un danno al cuore di 5 macachi, riproducendo un infarto miocardico, che ha ridotto la capacità contrattile del 40% riducendo quindi la funzione cardiaca. Durante un infarto le cellule muscolari vengono private di ossigeno, muoiono e successivamente vengono sostituite da tessuto cicatriziale, che a sua volta riduce ulteriormente la capacità del cuore di pompare sangue all’organismo. La tecnica che impiega cellule staminali consente di creare tessuto cardiaco funzionante e allo stesso tempo di ridurre l’area cicatriziale, limitando le aree che non si contraggono.

Nell’area colpita sono state impiantate 750 milioni di cellule staminali cardiache umane, che hanno attecchito nella zona interessata dall’infarto e hanno generato normale tessuto contrattile. La caratteristica fondamentale è però che le cellule non solo non sono state rigettate, ma si sono integrate correttamente nell’organo, contraendosi a ritmo con le vicine originali e migliorando in modo significativo la funzione del cuore malato.

Risultati insperati nelle scimmie con un cuore parzialmente umano

A distanza di un mese i controlli hanno evidenziato che il nuovo muscolo generato dalle staminali aveva restituito circa un terzo della funzionalità distrutta dall’infarto, ottenendo un risultato generalmente insperato. Il vero passo avanti però si è raggiunto quando due dei cinque macachi hanno continuato il miglioramento, tanto che ai controlli successivi hanno dimostrato un recupero complessivo di due terzi del danno originale.

La cura per gli umani non è ancora dietro l’angolo

Questo tipo di terapia rappresenta un primo passo verso la sperimentazione su pazienti umani, che porterebbe ad una prima reale terapia rigenerativa per l’insufficienza cardiaca. Restano tuttavia da superare ancora numerosi ostacoli, legati soprattutto all’eventuale oncogenicità delle staminali trasfuse e nell’insorgenza in alcuni animali di anomalie del ritmo cardiaco.

A causa dell’incompleta conoscenza dell’evoluzione delle cellule staminali all’interno del cuore in vivo alcune delle staminali potrebbero differenziarsi per cui non si limiterebbero a formare cellule cardiache sincronizzate con le altre, ma danno origine a circuiti sincronici autonomi, che interferiscono con il normale segnale. Queste interferenze sono estremamente dannose e vanno prevenute in tutti i casi.

I ricercatori stanno studiando metodi che consentano di selezionare cellule staminali “istruite” a diventare tessuto cardiaco e non “cellule pacemaker”, inibendo quindi ab origine la possibile interferenza.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.