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I neuroni possono essere riattivati anche in condizioni precedentemente considerate irreversibili

Cervello considerato morto si è riacceso usando sangue artificiale. Per ora l’esperimento è stato condotto solo sui maiali, ma lascia intravvedere entusiasmanti prospettive anche per l’uomo.

Linea mortale

Sembra una scena tratta da Flatliner, linea mortale, la pellicola in cui alcuni medici fermano il cuore per poi riportare in vita a turno i membri del gruppo. Tutto si gioca su cosa significa la morte. Si muore quando si ferma il cuore? O forse quando le cellule nervose della corteccia cerebrale si disintegrano e le sinapsi si sciolgono? Quanto tempo occorre realmente perché ciascuna di questi eventi sia realmente irreversibile e definitivo? Fino ad ora il tempo tra l’arresto dell’afflusso di sangue ed ossigeno al cervello e la morte fosse di pochi minuti. Ora, dopo questo esperimento, gli interrogativi cominciano ad affiorare.

L’esperimento

In un recente esperimento condotto all’Università di Yale su un cervello di suino, la circolazione sanguigna dell’animale è stata staccata e sostituita con sangue artificiale, pompato attraverso un macchinario per la circolazione artificiale. I risultati dello studio sono apparsi sulla copertina di Nature, la prestigiosa rivista scientifica. I neuroni e gli altri componenti del cervello del maiale sono rimasti attivi per 10 ore dopo il decesso ed il conseguente espianto. La vitalità dei neuroni, tuttavia non implica che il cervello, quale insieme capace di operazioni complesse, sia restato integro e funzionante. Se al posto del cervello di un maiale ci fosse stato quello di un uomo, non possiamo essere certi che fosse in grado di percepire qualcosa o di conservare la coscienza.

L’enigma della vita e della morte

Sebbene l’encefalogramma risultasse del tutto piatto (flatline), i neuroni, anziché dissolversi in pochi minuti, sono rimasti vitali per ben dieci ore. Non uno, bensì trentadue maiali sono stati sacrificati per verificare che il procedimento fosse ripetibile. Tutto ciò è descritto nei particolari nell’articolo edito su Nature e che ha un titolo estremamente evocativo ed intrigante: “Far tornare indietro il tempo. La funzione delle cellule del cervello ripristinata dopo il decesso“. In pratica si gioca a fare Dio, spostando il confine tra la vita e la morte stesse. I maiali erano decisamente deceduti, le loro teste recise, infatti, erano state staccate dal corpo quattro ore prima che la macchina per la circolazione extra corporea fosse collegata alle arterie carotidi e facesse scorrere sangue artificiale nei cervelli ormai spenti. Sei ore dopo i neuroni erano ancora vitali.

La testimonianza della ricercatrice italiana

“Il cervello era in una vasca larga circa un metro, con il cranio conservato solo alla base e un sistema di tubi collegato da un lato alle due carotidi, dall’altro al computer che gestiva l’irrorazione. Il sangue artificiale conteneva emoglobina e sostanze che preservano le cellule. Il suo colore era normale, rosso”. Questo è in estrema sintesi il resoconto di Francesca Talpo, assegnista di ricerca all’Università di Pavia. Era nel laboratorio a Yale mentre venivano eseguiti i test sui trentadue maiali, nel 2017.

To be or not to be

Neuroni che si riaccendono non implicano una mente che torna dalla morte. La Talpo, aggiunge infatti: “Ad attivarsi in realtà sono stati singoli neuroni, isolati l’uno dall’altro, solo dopo una stimolazione con una debole corrente elettrica. (omissis).Per avere percezione o coscienza, invece, c’è bisogno di un’attività sincronizzata, di gruppi di cellule che comunicano e creano delle onde. Noi non abbiamo trovato assolutamente nulla del genere”.

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Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.