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Sono stati scoperti a Varese i frammenti del più grande e anziano rettile che abbia mai attraversato la nostra penisola: il Saltriovenator Zanellai

Il dinosauro in questione è  un esemplare carnivoro, comparso sulla terra circa 25 milioni di anni prima della venuta dei grandi predatori, ovvero 200 milioni di anni fa.

È stata la rivista Peerj a rivelarne l’identikit elaborato dagli esperti: Il Saltriovenator Zanellai appartiene alla famiglia dei ceratosauri ad andatura bipede, con una lunghezza di 8 metri e un cranio di 80 centimetri. Il peso era di una tonnellata circa; le zampe anteriori, con 4 dita ognuna, erano decisamente corte ma estremamente potenti, e i  denti aguzzi come lame.

 Queste caratteristiche fanno del vetusto animale un vero e proprio sicario della Natura. L’esemplare sarebbe vissuto tra le foreste lussureggianti che ricoprivano l’attuale Lombardia occidentale. La sua età anagrafica al momento della morte pare fosse di 24 anni. Secondo gli storici non avrebbe quindi completato il suo processo di crescita.

Quando la Tecnologia incontra la Storia

Lo scheletro fu ritrovato ufficialmente nel 1996 da Angelo Zanella a Varese, nella cava di Saltrio. Solo 22 anni dopo gli specialisti sono riusciti ad estrarlo completamente dalla roccia e a ricostruirlo grazie all’uso di una stampante 3D, che ha dato un significativo apporto alla scienza.

La carcassa del rettile sarebbe rimasta sul fondo dell’oceano per anni prima di fossilizzare, consumata lentamente dai morsi degli abitanti marini. I segni lasciati dai pesci sono evidenti e profondi e hanno ritardato di alcuni anni la ricomposizione e l’identificazione dello scheletro.

 Il paleontologo Cristiano del Sasso si è recato a Washington per approfondire i suoi studi e confrontare le ossa con quelle di resti più completi. Egli ha spiegato di aver trovato diverse corrispondenze e di aver così potuto avviare la ricostruzione.

Un ritrovamento da primo premio

Questa scoperta diviene di una rilevanza grande, per restare in tema, quanto un dinosauro. Gli esperti , studiando la struttura delle zampe , indicano inoltre come nel corso tempo il quarto dito sia andato man mano scomparendo.

L’ala degli uccelli sarebbe infatti derivata dal primo, dal secondo e dal terzo dito del Saltriovenator. Questa teoria smentisce ufficialmente l’ipotesi, elaborata dallo studio del Limusaurus nel 2009, che le ali dei volatili sarebbero il risultato della fusione del secondo, del terzo e del quarto dito della mano dei teropodi.

 Dopo “Ciro”, il rettile scoperto nel Beneventano che tutti ricorderanno, l’Italia da nuovamente un contributo fondamentale alla scienza, ponendo un nuovo tassello nella storia dell’evoluzione.