Riuscito il primo esperimento di rimozione di detriti spaziali
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La minaccia dei satelliti fantasma, da oggi, fa un po’ meno paura

Dal lancio del primo satellite i resti dei veicoli abbandonati rappresentano un rischio per il volo spaziale: finalmente sarà possibile distruggerli

La nascita della spazzatura spaziale

Fin dai voli sperimentali senza equipaggio umano e prima ancora della cagnetta Laika, ogni veicolo lanciato nello spazio ha lasciato detriti di varie dimensioni che viaggiano attorno alla nostra Terra a velocità folle. Man mano che la velocità aumenta, la pericolosità di una collisione con questi frammenti di navi spaziali aumenta. In questo modo oggetti della dimensione di una noce possono distruggere satelliti del costo di milioni di dollari.

Missione compiuta

La missione “RemoveDebris” ha dimostrato per la prima volta la fattibilità reale di una tecnologia capace di rimuovere detriti spaziali dall’orbita terrestre. In pratica, un satellite ideato e realizzato da un consorzio il cui capofila era l’Università del Surrey è stato trasportato in quota da un razzoFalcon9 della SpaceX, la società di ElonMusk ed oggi ha catturato la sua prima preda: un detrito spaziale grande come un piccolo tostapane.

Il satellite ha davanti a sé una rete larga cinque metri, progettata per bloccare spazzatura spaziale di piccole dimensioni, che viaggia ad almeno 20.000 km all’ora. Una volta catturato il detrito, la rete con la sua preda si stacca dal supporto e cade verso la Terra, bruciando tutto al rientro nell’atmosfera. Apparentemente l’idea è semplice, ma, considerando le forze in gioco, è una sfida titanica e fino ad oggi impossibile.

Le cifre del problema

Secondo stime attendibili, ad oggi 170 milioni di detriti spaziali volteggiano in orbita attorno alla terra, rendendo sempre più insidiosi nuovi lanci. Il successo della missione RemoveDebris apre quindi scenari fondamentali circa la sicurezza dei voli spaziali.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.