Robot-chirurghi: sempre più utili nelle sale operatorie.

Negli ultimi anni sempre più spesso i robot-chirurghi vengono utilizzati nelle sale operatorie perché garantiscono maggiore precisione e una ripresa più veloce del paziente. Soprattutto, secondo le ultime ricerche, l’utilizzo dei robot-chirurghi risulta essere sempre più vantaggioso negli interventi di tumore alla prostata.

280
adv

Negli ultimi anni sempre più spesso i robot-chirurghi vengono utilizzati nelle sale operatorie perché garantiscono maggiore precisione e una ripresa più veloce del paziente. Soprattutto, secondo le ultime ricerche, l’utilizzo dei robot-chirurghi risulta essere sempre più vantaggioso negli interventi di tumore alla prostata.

In occasione dell’89° Congresso nazionale della Società italiana di urologia (Siu), che ha avuto luogo dal 15 al 18 ottobre 2017 a Venezia, si è molto parlato dell’introduzione di strumenti robotici all’interno delle sale operatorie. Infatti, recenti studi hanno dimostrato che la chirurgia robotica è risultata essere molto efficace nel trattamento del cancro alla prostata, anzi, addirittura, in alcune situazioni, la si preferisce rispetto al lavoro del chirurgo.

In particolare, gli esperti hanno affermato che il robot-chirurgo Da Vinci è risultato preciso, veloce ed anche affidabile. È stato, inoltre, anche osservato che è anche in grado di preservare la vita sessuale dei pazienti, soprattutto nei casi meno gravi e che vedono protagonisti pazienti giovani.

Dove si trovano i robot-chirurghi? Purtroppo, in Italia, pur essendo presenti 81 esemplari di robot-chirurghi Da Vinci, la maggior parte di questi sono utilizzati solo al Nord (nella sola Lombardia, ad esempio, ce ne sono 21, in Sicilia, invece solo 1 ed in Molise nessuno).

Gli esperti sottolineano che questa distribuzione disomogenea nel nostro paese, costringe molti malati per i quali è maggiormente raccomandabilequesta tipologia di intervento a spostarsi dalla propria Regione.

Secondo gli esperti, in termini quantitativi, il numero di robot-chirurghi presenti sul territorio italiano è sufficiente per rispondere alla domanda di tutti i cittadini, il problema fondamentale, però, sta nella distribuzione, appunto disomogenea, di questi robot tra Nord e Sud.

Infatti, prendendo effettivamente i dati alla mano, al Nord i robot-chirurghi sono ben 43, al centro 25 (di cui 11 nella sola Toscana) e nel Sud e nelle isole, invece, se ne contano solamente 15 (di cui 9 distribuiti tra la Campania e la Puglia).

In uno scenario di questo tipo, è chiaro che i pazienti, per i quali l’intervento robotico è altamente consigliabile, siano costretti a spostarsi, favorendo quindi una vera e propria migrazione sanitaria, con il conseguente aggravio economico che una trasferta di questo tipo comporta.

D’altra parte, come sottolinea lo stesso Vincenzo Mirone, Segretario generale della Siu: “Va anche detto che non è pensabile installare un robot-chirurgo Da Vinci in tutti i reparti di urologia: la macchina costa da 1,5 a 2,7 milioni di euro e per ogni intervento, soltanto per i materiali d’uso, si spendono circa 4-5000 euro a cui aggiungere i costi ospedalieri. È ragionevole utilizzarlo se si possono sostenere oltre 350 interventi all’anno”.

Ad ogni modo, diventa sempre più impellente la necessità di redistribuire i robot-chirurghi sul territorio, dal momento che sono strumenti precisi ed efficaci, e quindi estremamente utili durante gli interventi chirurgici.

Attraverso questi robot è possibile, infatti, inserire nell’addome del paziente, con una micro-incisione, una piccolissima telecamera 3D, che permette di osservare il campo operatorio perfettamente. La telecamera può inoltre anche essere mossa in tutte le direzioni dal chirurgo attraverso una console esterna.

Ad oggi il robot Da Vinci è utilizzato nell’80% degli interventi chirurgici negli Stati Uniti ed il suo utilizzo si sta diffondendo molto velocemente anche in Europa.

La rivista The Lancet ha eseguito un confronto tra gli esiti della chirurgia robotica e quella tradizionale rispetto ad interventi su tumori alla prostata e, sebbene i risultati, da un punto di vista oncologico, siano molto simili, l’impiego dei robot risulta essere più preciso. Quindi l’efficacia dei robot-chirurghi è stata confermata.

Inoltre, gli esperti dichiarano che la chirurgia robotica tende ad azzerare le recidive perché permette una maggiore visione del campo operatorio consentendo, in questo modo, una maggiore precisione. Le ferite chirurgiche risultano essere più piccole, meno sanguinanti e meno dolorose, dando la possibilità al paziente di avere una degenza più breve e un più rapido ritorno alle sue abitudini di vita.

Ancora, i robot-chirurgici aumentano le possibilità di sopravvivenza e permettono, nel caso di interventi alla prostata, di mantenere una vita sessuale attiva e ridurre le percentuali di incontinenza.

Ma è bene sottolineare che il robot Da Vinci viene utilizzato, oltre che negli interventi di prostata, anche per altri pazienti oncologici, come nel caso di tumori al rene.

Non è invece attualmente impiegato in Italia per l’iperplasia alla prostata benigna per i costi elevati dell’intervento.

Non ci rimane, dunque, che aspettare la diffusione dei robot-chirurghi diventi sempre più massiccia sul nostro territorio.