robot e nuove tecnologie
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Le nuove tecnologie, oltre a cambiare notevolmente la vita di tutti i giorni, stanno modificando del tutto anche l’assetto della guerra con l’avvento dei robot

Che la guerra iniziava a cambiare era già chiaro a tutti specialmente dopo che gli Stati Uniti nel 1945, precisamente il 6 ed il 9 agosto, sganciarono le bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Bastò un solo aereo ad attacco per lanciare un ordigno che avrebbe portato alla morte di 200.000 persone circa, prevalentemente civili, per non parlare dei danni ambientali, senza vittime americane.

Fu questo evento, secondo gli storici, che decretò la fine della Seconda Guerra Mondiale.

La guerra senza campi di battaglia ma con i robot

Si delineava già all’epoca lo scenario di una guerra che iniziava ad essere combattuta non più sui campi di battaglia tra gli eserciti, ma di una guerra che con l’aiuto dei nuovi strumenti, sarebbe andata a colpire direttamente gli obiettivi senza alcun bisogno di far scomodare gli squadroni di esseri umani.

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Questo stampo di guerra sarebbe, poi, stato perpetuato anche durante la Guerra Fredda che vide protagonisti dello scontro gli Stati Uniti e la Russia.

La guerra di oggi con i robot

Ad oggi, con l’avanzamento delle nuove scoperte tecnologiche, questo nuovo modo di fare la guerra diventa sempre più evidente. Le grandi potenze internazionali come la Russia, la Cina e gli Stati Uniti investono costantemente nella ricerca scientifica militare per la realizzazione di armi distruttive e letali e del tutto autonome.

I missili lanciati in Siria

Nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 aprile, intorno alle ore 3 del fuso orario siriano, è stato dato il via ad un attacco congiunto missilistico organizzati da Stati Uniti, Francia ed Inghilterra come punizione al governo di Assad per il bombardamento chimico avvenuto qualche giorno prima a Douma contro la popolazione civile, o almeno, è questa la motivazione fornita dai presidenti dei tre paesi.

Se l’attacco è stato giustificato non come un vero e proprio atto di guerra, ma più che altro come un avvertimento, lo scenario della guerra atomica diventa sempre più attuale e sempre meno fantascientifico.

Esemplare, quest’ultimo attacco in cui i missili sono stati indirizzati perfettamente su obiettivi militari, come si suol dire, con una precisione chirurgica spaventosa.

La guerra nel prossimo futuro con i robot

Nel prossimo futuro, secondo molti neanche tanto prossimo, si assisterà allo spiegamento, oltre che di droni e di missili, anche di aerei-robot, che potranno colpire qualsiasi obiettivo con estrema precisione.

Allo stesso tempo vengono elaborati in continuazione prototipi per nuovi strumenti da “guerra 4.0” elaborati dai centri di ricerca delle industrie tecnologiche più avanzate e sviluppate del mondo per: carri armati automatici, droni sottomarini, navi che attacchino in superficie, navi caccia per i sommergibili senza equipaggio, ma soprattutto i killer robot.

i nuovi robot tecnologici

C’è chi dice che il capolavoro di James Cameron dell’84, Terminator, non sia poi tanto più uno scenario fantascientifico, quanto piuttosto, il futuro prossimo del mondo. Un mondo in cui la guerra verrà combattuta non più dagli eserciti ma direttamente da robot, che si scontreranno senza pietà, dominati da un IA (Intelligenza Artificiale), sempre più sviluppata ed avanzata.

Quali sono, allora, i rischi?

In un scenario di questo tipo, dunque, quali sono i rischi che corrono gli esseri umani?

Riprendendo la trama di Terminator, il rischio maggiore è la perdita di controllo da parte degli essere umani sugli strumenti tecnologici, mentre, andando più nel concreto, ciò che più è temuto è la perdita giuridica e politica della valutazione della responsabilità in conflitto.

Basti pensare che è sufficiente un semplice attacco di un drone per scatenare una guerra.

Se da un lato scenari di questo tipo ci sembrano impossibili dal realizzarsi al di fuori dei set cinematografici, date le ultime vicende che hanno coinvolto la Siria, purtroppo eventi di questo tipo non sono poi così lontani dalla realtà.

Proprio per questo, già dal 2013, si è attivato un movimento che sta chiedendo fortemente l’emanazione delle LAWS (Lethal autonomous weapons systems), ovvero leggi sulle armi autonome letali.

Il mondo della scienza che si oppone

Sebbene sembrano davvero vani gli sforzi di coloro che si stanno muovendo per fermare questi processi, è comunque importante menzionare chi un tentativo sta cercando di farlo.

Uno degli esempi più calzanti è la campagna internazionale lanciata nel 2013 “Stop Killer Robots”, firmata da scienziati come Steven Hawking, premi Nobel e imprenditori importanti come Steve Wozniak, Mustafa Suleyman e Elon Musk. Questa campagna è riuscita a far nascere e sviluppare il dialogo tra le potenze mondiali sulla guerra automatica all’ONU e, anche se i risultati sperati non sono ancora stati raggiunti, già 22 Paesi si sono espressi contro ufficialmente.

La posizione dei paesi

Sebbene tutti i Paesi siano d’accordo sull’utilizzare al minimo queste tecnologie sui campi di battaglia, nessun Paese, allo stesso tempo, vuole ricevere blocchi sulle ricerche scientifiche militari nel campo dell’intelligenza artificiale.

Un blocco di questo tipo, infatti, motivano gli stati, limiterebbe anche la popolazione civile. Per adesso, quindi, nessuno è disposto a fare marcia indietro.