Un robot al servizio dell'Uomo
Un robot al servizio dell'Uomo
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Siamo sempre più abituati a percepire i robot come dei temibili competitors per i posti di lavoro umani. Ma questa storia dimostra il contrario

Il Giappone è la terra per antonomasia dei robot e i giapponesi utilizzano questi ultimi per qualsiasi tipo di attività. Takashi Mochizuki e Alastair Gale, proprietari dello Strange Hotel in Giappone, hanno seguito la massa ma con esiti, a lungo andare, non proprio soddisfacenti.

In un lungo articolo il Wall Street Journal si è occupata di questa curiosa storia, che ha davvero dell’incredibile.

Tokio, capitale mondiale dei robot
Tokio, capitale mondiale dei robot

Robot per tutte le Stagioni

Lo Strange Hotel fu aperto nel 2015 con personale umano e robotico. All’inizio gli automi erano 80 e fungevano da personale di servizio. L’idea fu molto apprezzata dalla clientela, che vista la novità, prese d’assalto l’albergo per assistere di persona all’incredibile novità (sì, nel 2015 era incredibile farsi servire in toto da un robot).

Nel tempo, i robot assunti, per soddisfare le esigenze sempre crescenti dei clienti, arrivarono all’incredibile cifra di 243 unità impiegate, numero incredibile anche per gli standard del Sol Levante.

I compiti che dovevano svolgere questi automi erano molto diversi tra loro: dal pulire le stanze all’accoglienza degli ospiti, dal preparare i cocktail al depositare le valige.

Punto di forza era, da parte dei robot, l’assistenza vocale personale per i clienti. Nell’ultimo periodo, però, circa la metà di questi poveri automi è stata licenziata in tronco. Licenziamento dovuto a diversi fattori.

Robot licenziati

Nell’ultimo periodo, l’intervento umano sui robot è sempre stato più massivo, creando così i presupposti per un aumento dei posti di lavoro umani, a detrimento di quelli robotici.

I clienti chiamavano a tutte le ore del giorno e della notte la hall dell’hotel per risolvere i problemi creati dai robot. Malfunzionamenti e necessità di ricariche erano all’ordine del giorno. E gli esseri umani a dover intervenire per risolvere i guai combinati dalle nostre controparti elettroniche.

Androidi facchini lenti e chiassosi; uscieri robot che non rispondevano alle domande degli ospiti su dove andare a mangiare o su quali attrattive giapponesi andare a visitare. Questi sono solo alcuni degli esempi riscontrati dall’inchiesta del Wall Street Journal.

Da questa paradossale vicenda possiamo trarre una semplice conclusione: gli esseri umani sono sempre più affidabili dei robot!

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.