Rocco Chinnici
Rocco Chinnici
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Oggi si ricorda l’uomo e il magistrato Rocco Chinnici che con il suo lavoro diede una svolta decisiva alla lotta contro la mafia

Oggi si commemora Rocco Chinnici, uno dei tanti magistrati caduti sotto i colpi della mafia. Palermo e l’Italia lo ricordano oggi, 29 luglio, data in cui 36 anni fa perse la vita insieme ai carabinieri della scorta, Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, e al portiere dello stabile dove abitava.

Vediamo insieme il motivo per cui questo magistrato è stato così importante per la lotta contro la criminalità organizzata.

Rocco Chinnici e la sua lotta contro Cosa Nostra

La sua lotta contro la mafia iniziò già a partire dal 1970, quando gli fu assegnato un caso molto delicato: la strage di viale Lazio, uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa Nostra di cui ne fecero parte attiva nomi che diventeranno tristemente celebri come Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

Era soltanto l’inizio di una lunga serie di omicidi che portarono Cosa Nostra nel 1980 a uccidere il capitano dell’Arma dei Carabinieri Emanuele Basile (4 maggio) e il procuratore Gaetano Costa (6 agosto), amico di Chinnici, con cui aveva condiviso indagini sulla mafia. Proprio quest’ultimo attentato portò il magistrato a istituire il pool antimafia.

Il pool antimafia

Il pool antimafia partì dall’idea che un gruppo di magistrati si occupasse di una medesima indagine, dividendo i rischi, le responsabilità personali e distribuendo il carico di lavoro. Rocco Chinnici, capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo, per questo progetto si avvalse della collaborazione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Sapendo i rischi che correvano, l’obiettivo era che tutti i magistrati condividessero tra loro tutte le informazioni, in modo tale che qualsiasi cosa fosse successo a uno di loro gli altri potevano continuare a lavorare.

L’uccisione

Rocco Chinnici fu ucciso, all’età di 58 anni, alle 8 del mattino del 29 luglio 1983 davanti alla sua abitazione in via Pipitone Federico, con lui persero la vita due carabinieri e il portiere del palazzo. Dall’attentato si salvò soltanto l’autista.

Le indagini dimostrarono che fu imbottita una Fiat 126 verde con 75 kg di esplosivo con il detonatore azionato dal sicario della mafia Antonino Madonia.

L’omicidio di Chinnici, purtroppo, non fu l’ultimo assassinio nei confronti degli uomini di Stato. Il lavoro che iniziò il magistrato, però, fu fondamentale per la lotta contro la mafia e segnerà la fine di alcuni degli uomini più potenti di Cosa Nostra.