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Sacerdote dell’Ordine dei Carmelitani e dottore della Chiesa, fu il primo tra i frati ad aggregarsi alla riforma dell’Ordine

 

San Giovanni della Croce è stato un sacerdote spagnolo, dottore della Chiesa e appartenente all’Ordine dei Carmelitani. Vissuto nella seconda metà del XVI secolo, fu il primo tra i frati ad aggregarsi alla riforma dell’Ordine dei Carmelitani, su invito di Santa Teresa di Gesù.

Nato a Fontiveros, vicino Avila (Madrid) nel 1542, Giovanni crebbe in una famiglia non molto benestante nonostante il padre, Gonzalo de Yepes, appartenesse a una nobile casata di Toledo. L’uomo infatti venne diseredato dalla famiglia quando decise di sposare, contro il volere della famiglia, Caterina, una tessitrice rimasta orfana.

Terzo di tre figli, Giovanni fin da piccolo imparò alcuni mestieri come il sarto, il falegname e il pittore. Con questi lavoretti riuscì a pagare gli studi presso il collegio dei Gesuiti. Nel 1563 Giovanni entrò nell’Ordine Carmelitano, diventando Fra Giovanni di San Mattia. Nel frattempo completò i suoi studi teologici e filosofici all’università di Salamanca.

Mentre meditava di cambiare Ordine e di entrare nei Certosini, per dedicarsi maggiormente alla vita contemplativa, incontrò Teresa d’Avila, suora carmelitana che stava attuando una riforma dell’Ordine femminile e che, nell’intento di estenderla anche al ramo maschile, lo coinvolse appieno nella sua attività.

Giovanni, che per Teresa era il “piccolo Seneca” (in riferimento alla sua corporatura esile e alla sua cultura) fu ordinato sacerdote nel 1567. L’anno dopo Teresa riuscì a fondare il primo convento maschile, a Duruelo, presso Avila. Nacquero i Carmelitani Scalzi, e Giovanni fu al centro di questa grande riforma. Assunto il nome di Giovanni della Croce, tra il 1572 e il 1577 fu guida spirituale della vita riformata nel monastero dell’Incarnazione di Avila.

L’Ordine riformato però fu anche oggetto di rancori da parte dei carmelitani non riformati. Il 2 dicembre 1957 Giovanni venne arrestato e incarcerato in un convento a Toledo, con l’accusa di essere un frate ribelle e disobbediente. Dopo otto mesi di torture fisiche e psicologiche, riuscì a fuggire dalla sua prigione il 17 agosto 1578.

Ripresi alcuni incarichi nell’Ordine Carmelitano riformato, che nel frattempo aveva ricevuto il riconoscimento da Roma, negli anni successivi si dedicò alla stesura di opere e trattati spirituali. Nell’ultimo periodo della sua vita, tuttavia, venne abbandonato dalla maggior parte dei suoi seguaci. Ammalatosi e dimesso dagli incarichi nell’Ordine, passò gli ultimi mesi della sua vita a Ubeda, in Andalusia, dove morì a soli 49 anni il 14 dicembre 1591.

 

 

A Napoli si dice: “‘A pacienza vale cchiù d’ ‘a scienzia”.      
La pazienza vale più della scienza.

 

 

Riflessione del giorno:

È più facile trovare uomini disposti a morire che trovare quelli disposti a sopportare il dolore con pazienza.
(Giulio Cesare)

 

 

Casimiro Todicchio