Sala della Sfinge
La Sala della Sfinge, riemersa di recente nella Domus Aurea (fonte Quotidiano.net)
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La Sala della Sfinge è stata scoperta durante lavori di restauro eseguiti tra la fine del 2018 ed i primi mesi del 2019 all’interno della famosissima Domus Aurea dell’imperatore Nerone, a Roma

Il nome a questo ambiente riscoperto fortuitamente deriva dalla rappresentazione di una sfinge tra i vari temi ad affresco presenti

Nella rubrica “Pillole di archeologia” il racconto di scoperte sensazionali

Come si potrà constatare attraverso gli articoli che saranno pubblicati in questa nuova rubrica del nostro quotidiano, dal titolo “Pillole di archeologia”, molto spesso le scoperte più sensazionali in archeologia avvengono nelle circostanze più strane ed inaspettate: la vicenda legata alla cosiddetta Sala della Sfinge della Domus Aurea di Roma sembra proprio confermare questa “legge” non scritta.

Nel corso di alcuni restauri, svoltisi lo scorso autunno presso la sala n. 72 della celebre dimora dell’imperatore Nerone, alcuni operai hanno notato un’apertura in corrispondenza del suo soffitto che sembrava introdurre ad un ulteriore ambiente contiguo. Spinti da grandissima curiosità, i membri dell’equipe del Parco Archeologico del Colosseo, alla quale erano stati affidati tali lavori, guidati dal funzionario Alessandro D’Alessio, illuminando con lampade questo passaggio, hanno potuto vedere una serie di decorazioni dipinte su una volta a botte intonacata.

Purtroppo, tale ambiente confinante con la sala n. 72 non è stato visualizzato nella sua completezza in quanto coperto da quintali di strati terrosi che non potranno essere rimossi: bisogna ricordare, infatti, che il complesso neroniano della Domus Aurea venne già seppellito, per una sorta di damnatio memoriae (cioè cancellazione della memoria), dall’imperatore Traiano il quale ordinò che al di sopra di esso venisse costruito un grande impianto termale. Tuttavia, nonostante tali difficoltà, archeologi e restauratori hanno potuto rilevare le immagini ancora ben conservate sul soffitto di questa sala a pianta rettangolare, che è stata ribattezzata come Sala della Sfinge.

Sala-Ottagona
La Sala Ottagona, eelebre stanza della Domus Aurea (fonte Archweb)

Decorazioni di tipo “grottesco” diffuse anche in Campania

Tale animale mitologico, infatti, che campeggia su un pannello quadrato a fondo chiaro, è rappresentato in piedi al di sopra di un piedistallo. Altri temi decorativi messi in evidenza consistono, inoltre, in un riquadro in cui è effigiato il dio della natura, Pan; un guerriero, munito di spada, scudo e faretra, intento a combattere contro una pantera; ed infine altre creature, sia reali che fantastiche, come uccelli e centauri, ma anche ghirlande, corone di fiori e foglie e frutti di vario tipo.

Le decorazioni della Domus Aurea di Nerone a Roma sono tra le più celebri di tutta l’antichità e tra le più apprezzate di tutta la storia dell’arte. Vengono ricordate, infatti, con il nome di “grottesche”, che fu dato loro, come spiega Benvenuto Cellini nella sua autobiografia, da alcuni pittori del Quattrocento che si calavano dentro la reggia dell’imperatore mediante cunicoli. Tra gli artisti che ebbero modo di vederle e soprattutto studiarle, vi furono Raffaello Sanzio (che ad esse si ispirò per le decorazioni eseguite presso Villa Madama e le Logge Vaticane), Filippino Lippi, il Pinturicchio e Giovanni da Udine.

Anche in Campania, ed in particolare a Pompei ed Ercolano, è possibile cogliere un riflesso delle “grottesche” nel cosiddetto quarto stile pompeiano: una moda decorativa, che ebbe la sua massima diffusione in area vesuviana proprio durante il principato di Nerone, e che si caratterizza per la presenza di motivi ornamentali dal carattere esuberante e dai colori vivaci, spesso inseriti in contesti scenografici di natura teatrale. Alcune di queste testimonianze pittoriche sono visibili oggi presso il Mann di Napoli.

Soddisfazione della direttrice Russo

Grande soddisfazione è stata espressa dalla Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, in merito alla recente riscoperta della Sala della Sfinge, avvenuta a suo giudizio non per caso, ma nell’ambito di una “strategia puntata alla tutela e alla ricerca scientifica”.

Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.