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A Capri tra la Sala Musica Peppino di Capri e la celebre Casa Malaparte

Già prima della costrizione in atto, riunivo i candidati laureandi nel mio studio, la “bottega” nella quale applichiamo i principi progettuali e compositivi fondati sui quesiti del cosa, come e perché, oltre il dove e il quando.

Sul dove invito i laureandi a cercare nei rispettivi luoghi di provenienza situazioni non in quale luogo è possibile costruire, ma dove è necessario farlo, cioè progetti a servizio di siti archeologici, luoghi o contesti in abbandono.

Ed è quello che ha cercato Giovanna Lella nel suo comune di Anacapri dove ha scoperto il Parco dell’Osservatorio Solare, un complesso fondato nel 1954 dall’astrofisico Karl Otto Kiepenheuer che fece realizzare un telescopio rifrattore con lenti Zeiss per la latitudine di Anacapri con uno spettrografo ad alta risoluzione.

Nel 1975, con la morte dello scienziato, l’osservatorio fu ereditato dalla Germania col progressivo decadimento della ricerca fino all’abbandono negli anni Ottanta. 

Il parco è in località Damecuta nei pressi di una villa di Tiberio sovrastante la Grotta Azzurra ma, benché recintato, oggi è frequentato da balordi, tuttavia Giovanna, armata di coraggio, ha effettuato misurazioni e foto di ben dieci manufatti nascosti dalla vegetazione spontanea.

Giovanna Lella è una persona ammirevole che dopo oltre vent’anni ha ripreso gli studi per conseguire una laurea triennale con approfondimenti progettuali superiori a molte lauree specialistiche.  

Peppino Di Capri

Il che cosa, “parco della musica”, è stato individuato col supporto di Giuseppe Faiella, al secolo Peppino Di Capri, che è stato correlatore della tesi di laurea. Ho interpellato il simpatico cantante per essere Socio Onorario del mio Club Rotary e sarebbe stato un happening averlo nell’Aula Magna dell’ex Facoltà di Architettura, ma la tesi si è svolta per via telematica il 30 marzo 2020. 

Peppino Di Capri

Come prassi della bottega, il tema è stato dibattuto con la partecipazione di tutti i laureandi in modo che ciascuno si arricchisca con i problemi degli altri dove un ruolo particolare hanno gli assistenti Alessandro Della Vecchia e Vincenzo Bruno che è stato pure correlatore.

In questo contesto Giovanna Lella, focalizzato il che cosa nella “sala musica”, ha affrontato i quesiti del come e quello connesso del perché. Sul primo, ha applicato la tematizzazione del tema, un metodo che consiste nel mettersi dal punto di vista che conviene all’opera e al luogo, ciò che ha indotto a scavare e parzialmente interrare la sala musica costruita con muri a sacco (tecnica simile a quella dei romani) utilizzando gli inerti ricavati dalla demolizione di un vetusto edificio, mentre l’adiacente ambiente coperto a volta è stato restaurato e adibito a buvette.

La sala musica si apre sulla gradonata – una sorta di bouleuterion – con ante a scomparsa che come un sipario uniscono gli spazi interno ed esterno per l’uso estivo. Il viale d’accesso prosegue fino al monoptero belvedere posto sul limite dello strapiombo che affaccia sul Golfo di Napoli, una citazione della Casa del Poeta realizzata da Raffaello Fagnoni nel 1933. 

Casa Malaparte

È un bell’esempio di Razionalismo Mediterraneo, ma totalmente sconosciuto al contrario di Casa Malaparte a Punta Massullo costruita dallo stesso Curt Erich Suckert, in arte Curzio Malaparte, fra il 1938 e il 1941. Infatti, questa casa è considerata una delle maggiori icone dell’architettura del Novecento tanto che nel sondaggio del 1989 “Cento progetti da ricordare” della rivista Modo risultò vincitrice. 

Casa Malaparte (Fonte Flickr)

Il volume rosso sangue che fronteggia i faraglioni e la “Sala Musica Peppino Di Capri” hanno alcune caratteristiche simili ed opposte: alla teatrale scalinata di Casa Malaparte si contrappone l’invaso del bouleuterion della sala musica; la casa si mostra dal mare e da terra mentre la sala musica s’interra e in parte si nasconde; simile è il reperimento del materiale estratto dal luogo ed entrambe sono edificate in usuale muratura, infine c’è il nesso con il Razionalismo Mediterraneo e con l’aforisma di Massimo Bontempelli, scrittore e poeta del Novecento, “edificare senza aggettivi, scrivere a pareti lisce”. 

Sandro Raffone [Professore Ordinario di Composizione Architettonica Università Federico II di Napoli]