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L’Organizzazione Mondiale della Sanità  lancia l’allarme. Salute mentale e Covid-19 vanno a braccetto

Impazza oramai da giorni l’evidente stress da lockdown. Ci siamo sentiti come topi in gabbia. Il fatto di non aver potuto scegliere liberamente se fermarci o meno ha generato quel senso privativo ingiustificato e dittatoriale, anche se è stato a fin di bene.

L’essere umano ragiona a scomparti differenti,  c’è chi rispetta i dettati che giungono dall’alto e chi invece vuole per forza trovare la chiave di volta per poter continuare a trovare un escamotage a tutto.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha evidenziato e sottolineato come l’ansia e l’incertezza per il futuro stanno facendo crescere a dismisura una forma di disagio psicologico, che abbraccia la lotta contro un gigante invisibile chiamato Coronavirus.

Il rischio immediato

Sembra che alla luce di questo saranno davvero tanti gli stati di situazioni post traumatiche da pandemia: ci si è resi conto di quanto la vita, che abbiamo sempre corso a mille, sia in realtà un soffio rispetto all’eternità. Sentire ogni giorno il bollettino di una guerra contro un nemico trasparente può avere un impatto devastante.

Sicuramente abbiamo imparato a guardarci con circospezione, con allarmismo, con paura, con egoismo …

A far data da oggi le persone contagiate sono oltre 218 mila solo in Italia, nel mondo meno di 4 milioni, numeri che influiranno a lungo sulle certezze fisiche e sugli incastri della mente, che ha coesioni molto personali e che sta coinvolgendo un numero sempre più ampio di persone.

I sondaggi

Secondo sondaggi online oltre il 50% degli intervistati ha risposto che soffre di insonnia, di stati di stress, alcuni sommano tante emozioni a cui non sanno dare bene una catalogazione, ma che va dal disagio al senso fortissimo di smarrimento, depressione che riconducono ad esasperazione da paura del contagio.

Sicuramente la situazione economica-lavorativa critica non giova, moltissime persone in conseguenza di questo prolungato lockdown si sono viste dall’oggi al domani senza lavoro e senza una visione di ripartenza.

Sono in tanti a sentirsi spaventati dall’incertezza tanto che alcuni hanno trovato la soluzione nel suicidio, lasciando un semplice biglietto.  E di questo se ne parla come di numeri normali, forse passa anche in secondo piano se non sulla cronaca locale di questo o quel comune, come se in realtà questo non ci accomunasse in questo disastro nazionale. E non ci sono parole adatte al conforto per chi rimane nello sgomento più amaro.

Sono troppe le domande senza risposta, gli interrogativi sul perché gli aiuti economici ai cittadini si rimpallano come palline di flipper impazzite. Figli e figliastri di una società egoista e arrivista.

E sentire DPCM, rinvii, ritardi, burocrazia, carte, documenti, e mille silenzi verso persone che non hanno più mezzi di sussistenza, o che non sanno se un domani, che non ha un numero stabilito nel calendario, potranno di nuovo garantire un reddito dignitoso e stabile a famiglie e dipendenti.

 Andratuttobene

Laddove campeggiava l’arcobaleno e la frase andratuttobene si fissava contro il tempo la necessità di un archetipo capace di esorcizzare la profondità del vuoto silenzio.

Sembra la litania di un mantra capace di idratare anima e cuore.

Ora si legge affittasi al posto dei tanti inascoltati andratuttobene e la cosa rattrista parecchio.

Da un punto di vista umano

Da un punto di vista strettamente umano questo blocco ha pesato sui tanti anziani che aspettavano il sabato e la domenica per riunirsi, soprattutto se distanti e in altre regioni, per tutti quelli che per sentire una voce calda hanno ancora bisogno del contatto fisico, di sentire la stretta vigorosa di un nipote che ti racconta tutto quello che gli è accaduto. Di quella abitudine per gli anziani di perdere il senso del tempo  e ripetere le storie modificandole e aggiungendo a caso parti di altre narrazioni da serate intorno al braciere, quando facebook e social erano rappresentati da un patio, un braciere colorato e scoppiettante, di rosse lingue e tante voci a riempire l’aria, e i ritmi erano cadenzati dall’alternarsi dall’alba e dal tramonto, dalle stagioni.

Ci sono borghi dove la vita è tuttora ancorata a vecchie tradizioni, mani giunte nel grembiule dopo aver impastato panetti di pane o steso con forza sfoglie di pasta fresca, e l’aria profuma di borbottante pomodoro sul fuoco, e profumi di vita, che non si comprano in nessuna catena di supermercati o centri commerciali.

Ecco cosa ha bloccato la vita di chi non è social, di chi si è visto limitato nelle abitudini ancestrali della messa, della botteguccia, di quelle frasi stereotipate eppure necessitate.

È stato fortunato chi ha un giardino o chi ha avuto una famiglia composta da più persone, ha risentito meno della solitudine.

Funerali senza l’ultimo saluto

Abbiamo dovuto imparare a dire addio agli affetti di una vita, salutarli solo dal portellone di un’ambulanza che li ha portati via, non poter seguire il feretro per l’ultimo saluto, secondo la nostra tradizione culturale, perché questa pandemia ha forzato la necessità della cremazione, con la restituzione di un’urna cineraria con un semplice numero di protocollo.

E tutti quei camion militari che come in un requiem improvvisato hanno ingoiato silenzi e dolori e strappi di una generazione intera ridotta a più nulla. Alcuni di loro hanno confessato di aver percorso quella strada, quel corteo con un magone e un senso di smarrimento che non avevano mai provato, e che difficilmente riusciranno a rimuovere dal cuore.

Sono tutti cambi radicali che hanno impresso dolori profondi come stimmate in un vissuto cronologico troppo breve per poter essere elaborato.

Alcuni hanno ritrovato ristoro in placebi e panacee effimere come alcol, droghe, nei casi di convivenza forzosa hanno portato ad aumenti di violenze domestiche, come si evidenzia nei fatti di cronaca nazionale ed internazionale.

La memoria recente ha immagini di bollettini di guerra al Covid, file di bare, medici e infermieri a fare l’impossibile, trasmissioni che martellano su dispositivi di sicurezza da seguire, obblighi app.

Torneremo alla normalità, ma nulla sarà più come prima, non lo sono gli occhi che non vedono più gli affetti cari, non lo sono le ore di solitudine, le parole non dette, le mani non strette, gli abbracci scordati, i compleanni non festeggiati … l’economia che per alcuni non si riprenderà, e si vedranno occhi di saracinesche chiuse e luci spente… non lo sarà più per questo o quella persona che il virus ha portato via e che non troverai più a dirti ciao fuori al bar, fuori la posta, in fila in ogni dove.

Tra chi si è sentito abbandonato ci sono stati gli anziani nelle RSA, molti di loro morti senza una spiegazione data ai famigliari, e tante sono le inchieste su questo problema, di cui forse non si arriverà mai alla verità, troppi interessi taciuti e da tacitare, che oramai sono cronaca e denunce che saranno discusse in aule di tribunale.

Sono stati casi di serie B i diversamente abili che in questo contesto hanno visto le loro situazioni porsi in secondo se non in terzo piano, perché i sostegni non arrivano, per i tantissimi tagli che si sono perpetrati in tanti anni di sbagliata gestione.

Sottolineata l’importanza della tutela alla salute mentale, preoccupa sicuramente una situazione che in alcuni casi potrebbe sfociare in un possibile burnout soprattutto nelle file degli operatori sanitari, che hanno protratto a lungo turni massacranti e iperstressanti, hanno dovuto convivere con il senso di smarrimento, di inadeguatezza, in contrasto con famiglie lasciate a casa e viste con la paura di essere dei conduttori loro stessi di Covid, a cui lo Stato non dovrebbe mai dimenticare di dire grazie mille volte.

L’auspicio più reale è che, quando si vedrà davvero una via di uscita, non ci si dimentichi di tutti quelli che per un verso o per un altro hanno pagato il prezzo più alto in questa battaglia, forse senza precedenti storici e che le istituzioni tutte siano per una volta coese a far ripartire davvero questo nostro paese, che merita di tornare a trovare il sorriso.

Irene Sparagna