Samsung scavalca Intel: è il re dei processori

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Risale allo scorso gennaio la notizia di una falla nei sistemi di sicurezza dei tre “colossi del microchip” a livello mondiale: Intel, Amd e Arm. Il rischio, che ha diffuso il panico per giorni a inizio anno, era quello che gli hacker potessero introdursi nei sistemi criptati delle tre multinazionali e rubare dati riservati come password e dati sensibili. I tre si sono subito messi a lavoro per intervenire sui chip dei server e dei pc, e nel caso di Amd e Arm anche di smartphone e tablet. Ma la scoperta di una doppia vulnerabilità dei cervelli elettronici dei computer ha aperto l’interesse su un mondo (e su un mercato) sconosciuto ai più, quello delle CPU, le cosiddette Central Procesing Unit.

Secondo le statistiche, il primo produttore mondiale di microprocessori è Samsung, che ha scavalcato l’americana Intel, per decenni sinonimo in tutto il mondo di “processore”; una compagnia, quella californiana, che negli ultimi anni ha dovuto addirittura affrontare dei procedimenti aperti da parte dell’antitrust americano, a causa della sua posizione di dominio, quasi di monopolio, nell’ambito delle CPU dei computer. Oggi, però, esistono diversi tipi di “architetture”: Motorola, Sun Microsystem, IBM, Atari, Commodore, nel corso degli anni hanno prodotto dei propri processori partendo da zero, o usufruendo di altri design, che si sono rivelati un punto di partenza per le loro ricerche, progettati da aziende loro fornitrici. Negli ultimi vent’anni insomma si è verificata una diversificazione ma anche un consolidamento del mercato dei produttori, sebbene pare che la tendenza sia di nuovo pronta a invertirsi.

Attualmente vi sono i processori X86 (tra cui quelli progettati da Intel, e oggetto delle problematiche descritte all’inizio dell’articolo) e quelli realizzati dall’azienda britannica Arm (di proprietà, da qualche tempo, della giapponese SoftBank). I primi sono basati più o meno tutti sullo stesso insieme di istruzioni complesse; i secondi hanno un insieme di istruzioni ridotto, e sono particolarmente fruibili per ambienti a basso consumo, oltre che utilizzabili per telefonini e tablet.

Fino allo scorso anno, era Intel a dominare il mercato in questo settore; era già chiaro da tempo però che l’enorme sviluppo degli ultimi anni nel campo degli apparati mobili stava cambiando le carte in tavola. Così è accaduto che il volume dei “mobili” (telefonini, tablet, ecc.) ha superato quello dei personal computer, dei server e dei sistemi collegati. È stato in quel momento che Intel ha perso il gradino più alto del podio, a discapito di Samsung, uno dei principali produttori di microcomponenti (quegli elementi che vanno dai processori, ai monitor, agli schermi touch, fino alle memorie) del mondo. Una posizione che Samsung, tra l’altro, rafforza continuamente, producendo anche per conto terzi, oltre che per la propria attività interna. Le statistiche dicono che la quota di mercato occupata dalla società coreana raggiungerebbe nelle ultime rivelazioni il 14,6%, relegando – si fa per dire – la Intel al 13,8%. Il suo aumento di fatturato nell’ultimo anno è stato superiore al 50%, raggiungendo un +52,6% rispetto all’inizio del 2016. Non è però il dato più clamoroso, avendo per esempio la Sk Hynix ottenuto un +79% e la Mircon un +78,1%. L’intero mercato, secondo i recenti studi, avrebbe una portata di 419,7 miliardi di dollari, con una crescita del 22,2% sempre rispetto al 2016. Dati che naturalmente si avvantaggiano del continuo ed enorme aumento nel numero dei sistemi mobili.

Il trend non sembra occasionale, insomma, tanto da far gola anche ad altri grandi, come Apple e Google, che si stanno attivando per realizzare per intero i propri processori. Se la Apple infatti già progetta gli Ax dei suoi iPhone e iPad, questi però poi vengono prodotti da Samsung e da TSMC; così come altri big nel settore delle telecomunicazioni si stanno attivando, vedi Broadcom e Qualcomm, e ancor di più come i produttori cinesi, che cercano di integrare le proprie attività eliminando le spese di royalties da pagare ad altre aziende.

Per riuscirci, naturalmente, ognuna tra queste grandi compagnie dovrà presupporre grossi investimenti in attività di ricerca, ma considerando la ricchezza del mercato sembra proprio potrà valerne la pena. Anche perché nuove opportunità emergono di continuo, come quelle offerte dal settore delle schede grafiche, fondamentali per i calcoli alla base dei sistemi di “machine learning” e di intelligenza artificiale. Google su tutti ma, pare, anche Amazon, Facebook e tanti altri, stanno lavorando su questo. E se la spinta è una spinta di mercato, c’è da scommettere che continueranno a farlo.