San_Filippo_Neri,_reliquie (Fonte Wikimedia Commons)
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Il 26 maggio si commemora San Filippo Neri, gesuita e fondatore dell’Oratorio, luogo di incontro dei giovani per eccellenza 

Due sono le riduzioni cinematografiche che ricordano la figura di questo Santo tanto particolare: “State buoni se potete”, pellicola del 1983 per la regia di Luigi Magni e Johnny Dorelli che interpreta Filippo Neri; “Preferisco il Paradiso”, miniserie televisiva del 2011 di Giacomo Campiotti e Gigi Proietti nel ruolo di protagonista indiscusso. 

Chi scrive questo articolo ricorda entrambi i filmati, che sono riusciti a rappresentare in maniera semplice ma vivida la vita di un uomo che ha dedicato ogni attimo della sua esistenza da adulto per aiutare il prossimo, in particolar modo i più piccoli. 

Lo zelo missionario

Colui che sarebbe stato definito come il “Secondo Apostolo di Roma” nacque il 21 luglio 1515, nella culla del Rinascimento Italiano, a Firenze. Pochi sono a conoscenza che il suo nome completo è Filippo Romolo Neri. Forse già dal suo secondo nome si sarebbe dovuto comprendere il profondo legame tra questo incredibile Santo e la Città Eterna

Sin da giovane, Filippo dimostrò uno zelo profondo verso la Religione Cattolica, in particolar modo avrebbe voluto partire per terre lontane per evangelizzare popoli non ancora toccati dalla Fede. 

Il suo sogno, dopo essere entrato nella Compagnia di Gesù (i celebri Gesuiti), non si sarebbe mai realizzato perché rimase a Roma. Sua nuova missione sarebbe stata quello di allontanare dalla vita di strada i ragazzi. 

San Filippo Neri perchè è definito il Giullare di Dio? 

Come fare a convincere quei piccoli scalmanati, di ambo i sessi, a seguirlo? Filippo Neri vi riuscì utilizzando il gioco e lo scherzo. Tramite le sue mille facezie, questo impavido gesuita riuscì ad avvicinare alla Chiesa sia i maschi sia le femmine, tramite l’Oratorio (Congregazione a tutti gli effetti dal 1575, grazie a Papa Gregorio XIII Boncompagni). 

Chiesa per questo progetto sarebbe stata, dal quel momento e fino ai giorni nostri, Santa Maria in Vallicella (Piazza della Chiesa Nuova, rione Parione). 

Santa Maria in Vallicella (Fonte Wikimedia Commons

Fu, dunque, proprio per il suo carattere sempre gioioso che San Filippo Neri sarebbe presto stato chiamato il Giullare di Dio o anche il Santo della Gioia

La vicenda del piccolo Paolo Massimo 

Non c’erano solo poveri nel suo Oratorio, ma ragazzi di tutte le classi sociali, nessuna esclusa. Tra gli assidui, vi era un membro della potente famiglia romana dei Massimo, Paolo. Il 16 marzo del 1583 il ragazzino, all’età di 14 anni, morì a causa di una devastante malattia. 

Filippo Neri avrebbe voluto rendergli un ultimo saluto ma non riuscì ad arrivare in tempo. 

Il futuro Santo si mise allora a pregare per l’anima del suo piccolo amico quando, all’improvviso, Paolo Massimo si destò come se si fosse appena addormentato. 

Nessuno poteva credere ai propri occhi: il piccolo era vivo. Certamente doveva essere opera dell’intermediazione di Neri. 

Alla domanda di Filippo se il ragazzo era morto volentieri, quest’ultimo rispose di sì perché avrebbe potuto finalmente raggiungere, in Cielo, la madre e la sorella. 

Il Neri avrebbe allora risposto con la celebre frase «E allora va’ in pace…» e così il piccolo tornò alla Morte. 

A ricordo di questo vero e proprio miracolo, la camera dove avvenne il fatto, al secondo piano del Palazzo Massimo alle Colonne (in Corso Vittorio Emanuele II) è visitabile ogni anno nella ricorrenza dell’avvenimento.

Filippo Neri morì a Roma il 26 maggio 1595. Fu beatificato piuttosto presto, il 25 maggio 1615, da Papa Paolo V e canonizzato nel 1622 (il 12 marzo), dal Pontefice Gregorio XV

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.