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Mai nessuna città ha avuto con il suo patrono un rapporto così profondo ma a volte così inquieto e tempestoso. Al napoletano puoi toccare tutto ma non san Gennaro      

 

San Gennaro è sempre stata l’unica istituzione socialmente riconosciuta dai Napoletani, l’unico unico vero protettore della città, unico punto fisso che non verrà mai messo in discussione, l’unica figura a cui il popolo napoletano guarda realmente nel momento del bisogno.

La vita di San Gennaro

Il rapporto tra i napoletani e San Gennaro è lunghissimo, risale al 19 settembre 305 dopo Cristo, quando sotto Diocleziano il Vescovo di Benevento Gennaro cercò di liberare il suo amico e collega Sossio, arrestato e condannato a morte dalla legge romana. Entrambi furono decapitati nella solfatara di Pozzuoli ma il sangue si San Gennaro fu raccolto dalla pia Eusebia e conservato e venerato come santa reliquia, cosa comune per commemorare i Cristiani martirizzati.   
I resti del suo corpo, sempre contesi, più volte trafugati, nascosti, sottratti a forza, vagarono da Fuorigrotta alle Catacombe di Capodimonte, da Benevento al santuario di Montevergine.
Saltando nel tempo, San Gennaro dopo varie traslazioni trovò pace nella cappella nel Duomo di Napoli.

Napoli e il suo Santo prediletto

La storia di Napoli è decisamente travagliata, oltre all’alternarsi delle varie dominazioni e rivolte, periodicamente la città doveva affrontare il problema della carestia, dell’epidemia e, per finire, delle eruzioni del Vesuvio.

Il punto di svolta del rapporto tra i napoletani e San Gennaro si ebbe nel 1527, quando sia i ricchi che i poveri già stremati dalla guerra contro la Spagna e la Francia, dovettero affrontare anche una violentissima eruzione del Vesuvio che lambiva minacciosamente la città, oltre che una ondata di peste.

Tutto il popolo senza distinzione economica decise di fare un voto a San Gennaro, quello cioè di costruirgli una nuova cappella nel Duomo, di omaggiarlo periodicamente con delle donazioni e di amarlo e rispettarlo per sempre se in cambio avesse protetto la città dal fiume di lava.

I Napoletani per onorare il voto donarono ciò che potevano e decisero di istituire un organismo che controllasse il progetto, tutelasse le sante reliquie e gestisse tutte le future donazioni; decisero di scegliere tra le famiglie più illustri presenti nei vari Sedili, la Napoli medievale era divisa in Sedili, i dodici rappresentanti, istituirono nel 1601 la Deputazione, sottoscrissero e firmarono davanti al popolo l’impegno a rispettare e a realizzare la cappella, il cui atto notarile è conservato nell’archivio della Deputazione.

A protezione della città

Da allora il rapporto fra San Gennaro e i napoletani si è sempre basato sulla sua facoltà di proteggere la città.

Il popolo napoletano sfinito dalle tante calamità, si è votato all’unico Santo che, attraverso il miracolo del sangue, mostrava la sua benevolenza, la sua presenza e la sua protezione verso un popolo non perfetto ma devoto.

Con espressioni in bilico tra l’enfasi e lo scherzoso, questo rapporto tra il santo e la città fu ben puntualizzato da Alessandro Dumas il quale scrisse: “Cittadino prima di tutto, San Gennaro non ama in realtà che la sua patria; la protegge contro ogni pericolo, la vendica di tutti i nemici. Se il mondo fosse minacciato da un secondo diluvio, San Gennaro non alzerebbe nemmeno un mignolo per impedirlo; ma se la minima goccia d’acqua dovesse nuocere ai raccolti della sua buona città, San Gennaro muove cielo e terra per ricondurre il bel tempo”.

A maggior ragione, in questo periodo in cui stiamo soffrendo a causa del Coronavirus, a noi napoletani non ci resta che dire: San Genna’, mettece ’a mana toja………. E ca ‘a Maronn c’accumpagn, espressione tanto cara al nostro Cardinale Crescenzio Sepe.