Sabato 2 maggio ricorre la festività della traslazione del corpo di San Gennaro (fonte Amalfi Notizie)
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San Gennaro, Santo Patrono della città di Napoli e della Regione Campania, sarà celebrato sabato 2 maggio in occasione della festività della “traslazione”, senza, però, lo svolgimento della tradizionale processione nel centro antico del capoluogo partenopeo

Alla luce dell’emergenza Covid-19 la Curia di Napoli ha deciso di annullare il solenne corteo dalla Cattedrale alla Basilica di Santa Chiara. Alle ore 19 di sabato 2 maggio, dopo l’esposizione del busto-reliquiario e delle ampolle del sangue di San Gennaro, il Cardinale Crescenzio Sepe celebrerà nel Duomo la Santa Messa.

San Gennaro, martire delle persecuzioni contro i cristiani

Il culto di San Gennaro costituisce, senz’ombra di dubbio, uno degli aspetti più caratteristici della pietà popolare di Napoli. Il “Santo dei Santi” visse in Campania tra il 272 ed il 305 d.C., subendo il martirio al tempo dell’imperatore romano Diocleziano.

Gennaro, Vescovo di Benevento, si recò in soccorso dei suoi compagni perseguitati della diocesi di Pozzuoli, subendo poi insieme a loro il martirio.

Dopo essere uscito indenne da una fornace ardente e dopo esser scampato alla furia dei leoni nell’Anfiteatro della città, il Santo fu condannato alla decapitazione. Secondo la tradizione popolare, presso la Solfatara, luogo del supplizio, una certa Eusebia, da alcune fonti ritenuta la sua nutrice, raccolse in due ampolle una parte del sangue uscito dal suo collo.

Come nasce la “memoria della traslazione”

A raccontare le origini della festività, o meglio “memoria liturgica”, della traslazione è lo scrittore Francesco Ceva Grimaldi, in una sua opera del 1857 (“Memorie storiche della città di Napoli”). Sepolto nell’agro Marciano, situabile tra Pozzuoli ed il quartiere napoletano di Fuorigrotta, il corpo di San Gennaro fu trasferito a Napoli nel 341 per volere del vescovo Zosimo.

La traslazione avvenne con una solenne processione, che si fermò per una breve sosta presso il casale di Antignano, sulla collina del Vomero. Ceva Grimaldi ricorda come in quel luogo il re Ferdinando II delle Due Sicilie avesse deciso di innalzare una chiesa, corrispondente alla Basilica ancora oggi presente a pochi passi da Piazza degli Artisti.

Dall’anno seguente la Chiesa di Napoli decretò lo svolgimento di una processione da farsi ogni 19 settembre, data del martirio di San Gennaro. Tuttavia, nel 390, il vescovo Severo introdusse nel corteo anche le ampolle del sangue, misteriosamente riemerse dopo alcuni decenni di oblio.

Il presule comprovò la reale santità del liquido coagulato accostandolo ai resti del cranio del Santo (dal Trecento custoditi in un busto-reliquiario) e constatandone, in seguito a questo gesto, l’avvenuto scioglimento. Ancora oggi, infatti, secondo i fedeli più devoti di San Gennaro, “a capa” e “o sangue” devono stare sempre vicini affinchè si compia il prodigio.

Secondo la tradizione popolare, “a capa” e “o sangue” di San Gennaro devono essere sempre vicini affinchè si compia il prodigio della liquefazione (fonte Il Mattino)

Lo spostamento da settembre a maggio

La processione delle reliquie e del sangue di San Gennaro fu detta “degli inghirlandati” in quanto i sacerdoti partecipanti avevano l’abitudine di indossare una coroncina di foglie per ripararsi dal sole.

Tuttavia, secondo Ceva Grimaldi, su pressione dei numerosi contadini che vi partecipavano, a partire dal 1267 l’evento non si svolse più a settembre bensì a maggio. Lo scrittore ricorda come Papa Clemente IV avesse stabilito la data dell’8. In seguito, però, la Curia di Napoli optò per il sabato precedente la prima domenica di maggio.

Altra modifica fu poi il cambiamento dell’itinerario del sacro corteo. Non più diretta verso il Vomero, la processione si concentrò esclusivamente nel centro antico. Secondo il resoconto di Ceva Grimaldi, re Roberto d’Angiò impose che la processione terminasse nella Basilica di Santa Chiara.

Ancora oggi la tradizione prevede questo itinerario. Tuttavia, da altre fonti, come J.J.Bouchard e Pietro Giannone, si deduce un altro tipo di cerimoniale attuato tra il Seicento ed il Settecento. Ogni seggio, cioè uno dei quartieri del centro antico di Napoli, aveva l’onore, a turno, di ospitare il sangue e le reliquie di San Gennaro.

I curiosi resoconti dei viaggiatori

Di grande interesse, inoltre, sono i resoconti di alcuni viaggiatori presenti a Napoli in occasione della “memoria della traslazione”.

Tra questi, ad esempio, si ricorda Charles-Louis Secondat de Montesquieu. L’intellettuale francese, giunto in città sabato 30 aprile 1729, raccoglie in uno scritto diversi pareri sull’autenticità della liquefazione del sangue.

Nel trarre, infine, una sua personale conclusione, lo scrittore afferma la seguente frase: “forse si tratta d’un vero miracolo!”.

Molto più critico, invece, il giudizio dell’Abate di Saint-Non. L’ autore dell’illustrato Voyage pittoresque afferma di trovarsi a Napoli sabato 1 maggio 1760. Ai suoi occhi il tradizionale corteo appare come una “cosa tremendamente noiosa e stupida”.

A colpirlo maggiormente, invece, è l’atteggiamento del popolo nel momento in cui la testa ed il sangue di San Gennaro vengono accostati. Repentino, secondo l’Abate, è il passaggio dal profondo raccoglimento alla gioia sfrenata per l’avvenuto prodigio, ben esemplificata dalle urla a squarciagola dei “lazzaroni”.

Va sottolineato come ormai da diversi anni non si assista più a quegli eccessi di folklore raccontati nelle testimonianze scritte dei secoli passati. I fedeli, infatti, grazie anche ad un maggiore controllo da parte delle autorità ecclesiastiche, attendono in maniera molto più consona e rispettosa l’evento della liquefazione.

Celebrazione a porte chiuse nel Duomo

Purtroppo, l’emergenza coronavirus impedirà quest’anno lo svolgimento della tradizionale processione per le vie del centro storico di Napoli. Tuttavia, grazie ai media nazionali e locali, sarà possibile assistere, sabato 2 maggio alle 19, alla Santa Messa celebrata in Cattedrale dal Cardinale Sepe.

Nel presbiterio, per l’occasione, troveranno posto il busto-reliquiario di San Gennaro e le ampolle del sangue. Con l’auspicio, da parte di credenti e non, che il “Santo bello, gran campione di Gesù Cristo”, soprattutto in questo frangente storico, possa mostrare ancora una volta la sua benevolenza.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.