Sanità: ancora troppo pochi gli investimenti in ICT.

In Italia, ogni anno, si investe in ICT nel ramo della sanità circa l’1,2% della spesa totale destinata alla sanità stessa. La motivazione è determinata dalla mancanza di fondi? Ma è davvero impossibile trovare una soluzione?

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In Italia, ogni anno, si investe in ICT nel ramo della sanità circa l’1,2% della spesa totale destinata alla sanità stessa. La motivazione è determinata dalla mancanza di fondi? Ma è davvero impossibile trovare una soluzione?

In Italia, secondo gli esperti, l’investimento annuale del Governo stanziato a favore dello sviluppo ICT (Information and Communication Technology) nel ramo della sanità pubblica è pari all’1,2% circa rispetto all’ammontare totale investito ogni anno nell’ambito della sanità in generale. Con questo dato l’Italia si distanzia nettamente dagli altri Paesi dell’Unione Europea, i quali, invece, ogni anno investono circa il 2-3% dei fondi stanziati per la sanità pubblica nell’ICT.

Questo dato è sicuramente significativo e deve far riflettere. Innanzitutto è bene anche contestualizzare quanto detto: infatti la spesa sanitaria pubblica italiana è pari a circa il 35% in meno rispetto a quella degli altri Paesi dell’Europa Occidentale. Per cui, tenendo presente questa percentuale, possiamo affermare che, in valore assoluto, l’Italia è a meno del 30% dei target di investimenti medi sull’ICT rispetto agli altri Paesi UE.

In più, bisogna tenere presente anche che, negli ultimi 5 anni, la spesa per i beni ed i servizi non sanitari si è ridotta di circa il 34%, soprattutto nelle regioni del Nord Italia, sia per l’impatto che ha avuto la cosiddetta spending review, volta soprattutto a ridurre gli sprechi e, allo stesso tempo, a garantire maggiore efficienza negli approvvigionamenti nell’ambito della sanità stessa. Allo stesso tempo, bisogna anche sottolineare che le aziende del settore sanitario abbiano per lo più preferito investire sui processi core dell’ambito sanitario stesso, tralasciando per il momento tutto il resto.

Per cui, riassumendo, in Italia la situazione degli investimenti sull’ICT nella sanità è, non solo bassa, ma quasi del tutto irrisoria, e allo stesso tempo è legata ad un ad un ambito dove si tende maggiormente a disinvestire piuttosto che ad investire. Data la situazione, l’unico dato positivo disponibile, è che, seppure l’ICT nella sanità non stia affatto decollando, allo stesso tempo non si sta nemmeno contraendo.

Ciò che sembra chiaro è che l’importanza dell’ICT nell’ambito sanitario non sia stata ancora acquisita proprio culturalmente nel nostro Paese, e allo stesso tempo, non è ancora stato compreso il legame intrinseco che si sta sviluppando tra la sanità e la tecnologia.

Altra ipotesi da considerare è che nel nostro paese la mancanza di investimenti in questo ambito sia determinata da una collettiva convinzione che l’ICT non porti né al soddisfacimento dei bisogni sanitari insoddisfatti e né progressi effettivamente significativi riguardo la salute.

Infatti, non possiamo affermare che la tecnologia sia completamente assente nell’ambito della sanità, anzi, negli ultimi anni ha subito un notevole incremento, ma soprattutto per tutti quegli aspetti che possiamo definire “di organizzazione pratica”, come ad esempio l’introduzione del Fascicolo Elettronico, la Tessera Sanitaria, e anche la gestione dei percorsi diagnostici e terapeutici.

Per cui l’ambito amministrativo della Sanità sta subendo un forte ammodernamento e sveltimento proprio grazie all’ICT, ma allo stesso tempo, ciò non vale anche per la cura dei pazienti.

Di certo, però, l’Italia non può rimanere in questa situazione di stallo. Ma come si fa a cambiare?

Innanzitutto bisognerebbe partire da un rinnovamento, se non proprio un ringiovanimento, delle priorità che sottendono il sistema sanitario nazionale per quanto riguardo gli investimenti di ICT. Il problema principale, sarebbe, come sempre, da imputare alla questione finanziaria, ma bisognerebbe tenere presente che investimenti di questo tipo potrebbero, in futuro, portar benefici notevoli, nonché abbassare altri tipi di spese, come ad esempio, quelle amministrative.

Il problema di base, piuttosto che essere strettamente finanziario, può essere spiegato partendo da un esempio, quella della prevenzione: tutti sappiamo che i processi di prevenzione sono fondamentali per cercare di “controllare” lo sviluppo di patologie e malattie, per cercare di arrivare prima che queste insorgano, e sebbene i programmi di prevenzione siano al centro di i programmi di ogni ambito sanitario, allo stesso modo vengono continuamente procrastinati. Perché? La risposta è semplice: si tende a concentrarsi innanzitutto sui casi gravi, già ampiamente conclamati, piuttosto che cercare di intervenire sui quei casi che ancora “non hanno avuto una vera e propria diagnosi”.

La stessa cosa accade per l’investimento sanitario sull’ICT: si preferisce non investire fondi che potrebbero poi non portare effettivamente a niente, e di conseguenza si preferiscono investimenti, per così dire, “sicuri”.

Ma questa motivazione non può bastare, perché l’Italia non può permettersi di rimanere indietro nel campo delle innovazioni tecnologiche sanitarie esclusivamente per la cosiddetta “mancanza di fondi”. E allora come si potrebbe fare??

Per rendere sostenibile questo scarto tra l’investimento ed il suo relativo ritorno si potrebbe pensare di coinvolgere negli investimenti i produttori di soluzioni ICT nel campo della sanità, in modo tale da dividere con loro, almeno in parte, i rischi di un eventuale fallimento.