Sanità digitale: 12 anni di ritardo rispetto agli altri paesi.

È questo quanto emerge dal convegno tenutosi a Roma il 30 gennaio 2018 e che ha visto coinvolti i maggiori esperti nazionali nel campo della sanità. Tra gli obiettivi individuati, fondamentale investire ed adeguarsi al digitale. Vediamo i dettagli…

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È questo quanto emerge dal convegno tenutosi a Roma il 30 gennaio 2018 e che ha visto coinvolti i maggiori esperti nazionali nel campo della sanità. Tra gli obiettivi individuati, fondamentale investire ed adeguarsi al digitale. Vediamo i dettagli…

 

Nel campo della sanità il legame con la tecnologia e con il digitale diventa sempre più stretto, sia da un punto di vista organizzativo, ma anche per ciò che concerne i recentissimi macchinari brevettati proprio negli ultimi tempi.

Per questo motivo, diventa sempre più necessario dotare il nostro paese di un sistema volto allo sviluppo ed alla realizzazione di un sistema di sanità digitale che possa concorrere con gli altri paesi.

L’Italia, infatti, è in una posizione di arretratezza, secondo gli esperti parliamo di un ritardo di circa 12 anni rispetto agli altri Paesi Europei per tutto quel che concerne la sanità digitale.

Per cui, c’è bisogno di lavorare per cercare di ridurre quanto più possibile questo gap e riportare l’Italia in linea con gli altri paesi.

Questi sono stati i punti ribaditi in occasione del convegno “Sanità digitale. Dal commitment istituzionale e politico alla messa a sistema. Gli obiettivi dei prossimi anni” organizzato il 30 gennaio 2018 dall’Aisdet (Associazione italiana di sanità digitale e telemedicina).

A prendere la parola, ed anche a sottolineare la situazione italiana è stato soprattutto Francesco Gabbrielli, direttore del Centro Nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali dell’Istituto superiore di sanità.

Il convegno ha riunito a Roma i maggiori esponenti del sistema sanitario italiano e del sistema istituzionale per cercare di capire come l’Italia si collochi nel panorama mondiale su ciò che concerne la diffusione e l’espansione nel nostro territorio della digital healt e della telemedicina. Entrambi gli ambiti, che secondo gli esperti del settore, sono fondamentali per poter offrire in maniera soddisfacente ed efficace le cure assistenziali.

Ottavio Di Cillo, presidente dell’Aisdet, ha affermato che il problema fondamentale del nostro paese sta nella mancanza di una piattaforma che tenga insieme tutte le conoscenze, i saperi e le competenze tanto dei privati, quanto delle istituzioni, delle industrie e degli enti delegati alla ricerca. In poche parole, manca un luogo in cui poter condividere tra esperti del settore le proprie conoscenze, i propri progressi e le proprie esperienze, fattore che però è imprescindibile in generale in una società, ma anche in particolare in una sanità, che si sta evolvendo.

I motivi alla base del ritardo della costruzione di questa piattaforma sono molteplici: innanzitutto c’è un adeguamento al digitale che procede molto al rilento rispetto agli altri paesi, dovuto anche ad una mancanza di competenze generali adeguate. Però l’adeguamento al digitale aprirebbe strade con opportunità infinite: si va dal trasferimento del dato clinico del paziente (cioè sulle informazioni basilari), il monitoraggio della situazione (quindi con un’attenzione anche alla prevenzione), all’assistenza da remoto (cioè ciò che concerne la telemedicina).

Tutto ciò andrebbe chiaramente a favore del paziente, che potrebbe, in questo modo, essere coinvolto completamente nel sistema sanitario, a partire dall’ambito della prevenzione. Si potrebbe iniziare a monitorare i pazienti direttamente dal loro domicilio, offrendo ciò di cui necessitano direttamente a casa loro. Per cui si potrebbero strutturare sul territorio più servizi e soprattutto più ospedali specializzati. Ma in questo processo bisognerà andare a coinvolgere soprattutto le Regioni, e sottolinea ancora Di Cillo, in particolare quelle del Sud Italia, perché lo sviluppo della sanità italiana non può assolutamente prescindere dal Mezzogiorno.

La stessa linea viene indicata anche da Davide Faraone, sottosegretario al ministero della Salute, secondo il quale, fondamentale per recuperare il gap dell’Italia in ambito sanitario, sia investire assolutamente su un sistema – piattaforma – digitale appropriato. Precisa inoltre che “Naturalmente questo deve avvenire senza abbandonare gli aspetti della sanità tradizionale a cui siamo abituati, ma al tempo stesso dobbiamo mettere in campo risorse e misure per rendere più efficiente il nostro sistema sanitario”.

Un esempio banale sono le liste di attesa, rispetto alle quali il digitale potrebbe portare un vantaggio immenso per i cittadini. Allo stesso tempo con il digitale anche i risparmi sarebbero notevoli; da qui, infatti, è evidente rendersi conto di come il Governo debba assolutamente investire in questo ramo, sia per recuperare il gap con gli altri paesi, che per offrire maggiori servizi ai cittadini ed al tempo stesso risparmiare per reinvestire.

Proprio su questo ultimo punto si sofferma anche il Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, che sottolinea come i fondi che si potrebbero risparmiare grazie alla digitalizzazione potrebbero essere reinvestiti dal Governo in attività più importanti, come la ricerca, la cura ed il sostegno dei malati con patologie croniche e degli anziani.

È sarà di certo il digitale il futuro della sanità (e non solo) per cui l’Italia non deve far altro che adeguarsi per raggiungere gli altri paesi, e chissà, magari un giorno anche superarli.