Sanità Digitale, circa 2 milioni di tentativi di hackerare un sistema operativo

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Yahoo furto dei dati

Dall’economia della moneta a quella delle informazioni. I dati sono il nuovo petrolio dell’era digitale, il bene più scambiato al mondo. E sono quelli sanitari a fare più gola ai pirati informatici.

Su 450 principali fornitori al mondo di programmi di sicurezza informatica, “solo nell’ultimo trimestre del 2016 ci sono stati oltre 700 mila attacchi al minuto contro le organizzazioni sanitarie”.

La falla più grande si apre nel cosiddetto Internet delle cose ed hanno contato “circa 2 milioni di tentativi di hackerare un sistema operativo usato in sanità per far funzionare dispositivi medici, pompe di infusione e monitor personali”.

sanità digitale

Device salvavita pilotabili da remoto, in uno scenario dove la fantascienza diventa realtà. Una minaccia reale anche nelle corsie degli ospedali italiani.

Secondo i dati dell’Osservatorio Netics presentati oggi a S@lute, l’evento Fpa in collaborazione con Allea, il 19,7% delle Asl e degli ospedali non sarebbe in grado di ripristinare entro 4 ore i propri sistemi informativi, in caso di cyber attack.

Un lieve miglioramento rispetto al 24% del 2016 che però non basta.

Il budget informatico di ASL e ospedali è stato dedicato alla sicurezza e protezione dei dati. Nelle regioni del Nord Italia la percentuale sale al 6,5%. Allarmante i dati delle regioni meridionali: fatto 100 il totale dei costi IT, le Asl al Sud spendono lo 0,4% in Information Technology, contro una media nazionale dello 0,9%.

Nei Paesi Ocse la percentuale sale al 2-3%. Infine il 46,7% dei medici di medicina generale non considera rilevante la minaccia di un attacco informatico e solo il 40% si preoccupa di effettuare backup quotidiani dei server di laboratorio.

Ma servono più investimenti in digitale. Secondo Netcis, la spesa della sanità pubblica per beni e servizi informatici nel 2018 è prevista in calo del 10%, con un rischio di ricaduta sui servizi essenziali per i pazienti.

Le ragioni del calo di investimenti risiedono nella scelta delle Regioni di centralizzare la spesa IT e nell’incertezza del quadro normativo.

Sulla base di quanto previsto dal Piano per l’informatica pubblica sono stati stimati in 160 milioni di euro i tagli che Regioni, Asl e ospedali dovranno realizzare sulla spesa. Il 46% dei responsabili It delle aziende sanitarie e ospedaliere italiane ha dichiarato che tale riduzione della spesa corrente implicherebbe un taglio significativo a servizi necessari al cittadino.