Sanità digitale: gli occhiali a realtà aumentata entrano nelle sale operatorie.

Le nuove tecnologie stanno favorendo la costruzione di strumenti che verranno usati anche nelle sale operatorie per favorire il lavoro dei chirurghi. Gli occhiali a realtà aumentata sono stati usati per interventi pilota da Maksymilian Opolski, ma vediamo nel dettaglio…

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Le nuove tecnologie stanno favorendo la costruzione di strumenti che verranno usati anche nelle sale operatorie per favorire il lavoro dei chirurghi. Gli occhiali a realtà aumentata sono stati usati per interventi pilota da Maksymilian Opolski, ma vediamo nel dettaglio…

Negli ultimi decenni  le attrezzature su cui hanno potuto contare i chirurghi non hanno subito cambiamenti notevoli, eppure adesso potrebbero subire una vera e propria rivoluzione grazie all’utilizzo degli occhiali a realtà aumentata.

Gli occhiali a realtà aumentata sono stati sperimentati per la prima volta nel 2015 dal cardiologo Maksymilian Opolski, dell’Istituto di Cardiologia di Varsavia, per una procedura nota come Pci, in cui è stato possibile muoversi all’interno del cuore del paziente attraverso un video in diretta proiettato su uno schermo.

Un’università statunitense, valutato l’impatto che uno strumento del genere avrà sul modo di fare medicina dei prossimi anni, sta pensando di inserire l’insegnamento degli occhiali a realtà aumentata all’interno dei corsi di studi delle facoltà di medicina.

Nello specifico il Pci è un intervento coronarico percutaneo che viene eseguito su persone che iniziano a presentare un’occlusione delle arterie coronarie, cioè, i vasi che garantiscono l’irroramento del cuore.

Se un’arteria fondamentale inizia a subire un restringimento notevole potrebbe, infatti, impedire il giusto apporto di sangue al cuore facendo morire il muscolo cardiaco in quella parte e causando un infarto del miocardio o un attacco cardiaco.

Per reintegrare il giusto flusso sanguigno il chirurgo deve introdurre un catetere in una vena, o del braccio o della gamba del paziente, trovare la zona in cui l’arteria coronarica si sta restringendo e aprire il vaso attraverso un palloncino oppure uno stent.

Nelle procedure di Pci tradizionali, viene iniettato il contrasto nel vaso sanguigno del soggetto che, una volta diffuso nella circolazione, appare visibile ai raggi X. Il colorante, viaggiando attraverso il vaso sanguigno, fa sì che possa essere visibile un’immagine 2D delle arterie del paziente che permette al chirurgo di eseguire la procedura. Il limite di questa tecnica è però dovuta al fatto che il chirurgo riesce a vedere solo ciò che c’è prima del restringimento e non oltre privandolo, quindi, di informazioni assolutamente utili.

Opolski ha sperimentato gli occhiali a realtà aumentata su un paziente che presentava un blocco decisamente notevole e questo strumento innovativo ha, infatti, permesso al chirurgo di guidare il catetere mentre si muoveva, attraverso le vene, e ad arrivare fino al cuore.

Opolski, dopo questo primo intervento, ne ha condotti altri 15 utilizzando gli occhiali a realtà aumentata. Quando questa pratica prenderà maggiormente il via, le immagini dei cuori dei pazienti verranno addiruttura proiettate su appositi monitor, mentre fin ora, negli interventi condotti da Opolski sono state proiettate unicamente sugli occhiali a realtà aumentata indossati dal chirurgo stesso.

Nel campo della sanità digitale una delle sfide maggiori sarà proprio quella di favorire il lavoro degli operatori attraverso l’elaborazione di nuove tecnologie digitali.

Il processo di digitalizzazione, oltre ad avere come obiettivo quello di sviluppare strumenti quanto più possibile user-friendly, deve favorire le interazioni tra coloro che si occupano di tecnologia ed industria sanitaria affinché possano lavorare insieme su strumenti che favoriscano maggiore realtà durante gli interventi.

Infatti la risposta della comunità medica sul lavoro svolto da Opolski è stata positiva ma al tempo stesso curiosa, tanto che è stato invitato sia a partecipare alla ricerca che ad organizzare delle conferenze e presentare il suo lavoro ed i suoi primi risultati.

Anche in Italia sono stati realizzati degli interventi pilota con gli occhiali a realtà aumentata. Alle Molinette di Torino gli occhiali a realtà aumentata sono stati utilizzati dal professor Mauro Rinaldi in un intervento volto alla sostituzione della valvola aortica, attraverso un approccio mini-invasivo, su un paziente di 70 anni. Anche l’esito di questo intervento è stato positivo. Gli occhiali a realtà aumentata erano stati anche utilizzati precedentemente, sempre in Italia, nell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano), e anche a Firenze, per realizzare un prelievo di fegato.

L’obiettivo generale è quello di permettere a chi è in sala operatoria di accedere quanto più è possibile alle immagini in diretta di ciò che avviene nel corpo del paziente. Si spera, quindi, che questa tecnica possa essere ampliata sempre di più, affinchè possa diventare un sostegno più che valido per la sanità.