Sanità digitale: l’Italia su cosa deve investire?

L’Italia per recuperare il gap con gli altri Paesi europei nel campo della sanità digitale, deve necessariamente puntare ad investire in due rami fondamentali: il sistema di monitoraggio dei bisogni e lo sviluppo della telemedicina. Vediamo nel dettaglio…

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L’Italia per recuperare il gap con gli altri Paesi europei nel campo della sanità digitale, deve necessariamente puntare ad investire in due rami fondamentali: il sistema di monitoraggio dei bisogni e lo sviluppo della telemedicina. Vediamo nel dettaglio…

In ambito sanitario, purtroppo, soprattutto nella pubblica amministrazione, gli investimenti a favore di un ammodernamento degli strumenti tecnologici e digitali sono ancora troppo scarsi. Soprattutto, investire in maniera appropriata oggi, significa iniziare a delineare lo scenario della sanità pubblica da adesso fino ai prossimi 20/25 anni.

Troppo spesso, nonostante lo sviluppo di nuovi strumenti tecnologici, si è verificata una forte difficoltà nell’adeguamento concreto degli strumenti in questione, soprattutto nel settore pubblico.

Per questo motivo diventa fondamentale sottolineare che la valutazione degli investimenti deve essere basata su tre valori essenziali che devono essere tenuti presenti dalla pubblica amministrazione:

  •  la sostenibilità economica
  •  l’equità di accesso
  •  la qualità dei servizi.

Tutto questo, sempre considerando lo scenario socio-sanitario e demografico del nostro paese, e avendo come obiettivo il miglioramento del sistema, favorendo, eventualmente, anche una nuova tipologia relazionale tra i soggetti coinvolti in questo sistema.

Oltre alla tecnologia, si evidenziano altri due ambiti rispetto ai quali è necessario investire dal momento che daranno vita ad un importante processo di innovazione: il sistema di monitoraggio dei bisogni e lo sviluppo della telemedicina.

Gli attuali sistemi sanitari si muovono sempre di più verso un andamento predittivo, per così dire, di quelli che saranno i bisogni di salute del territorio, a causa del processo di invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle domande ai servizi sanitari che non corrispondono alla crescita delle risorse disponibili.

Questi sistemi sanitari riproducono un’evoluzione del Chronic Care Model e, soprattutto, possono essere realizzati solo grazie allo sviluppo tecnologico e digitale, partendo dall’importanza che in tutto questo processo rivestono i Big Data. Esempi di questi sistemi in Italia possono essere considerati l’Adjusted Clinical Groups lanciato dalla Regione Veneto, oppure i progetti ultimamente lanciati in Toscana, Friuli e Lombardia, che si prefiggono gli stessi obiettivi.

L’aspetto fondamentale di questi strumenti sta nella possibilità di utilizzare in maniera retrospettiva i dati raccolti in base al monitoraggio delle condizioni di salute, di analisi dei costi e di valutazioni delle performance, perfettamente in linea con i dettami del Piano Nazionale delle Cronicità. In più, grazie ai Big Data, sarà anche possibile operare delle stime future sui livelli di rischio della popolazione, prevenzione dei costi ed anche l’individuazione dei target di intervento, favorendo la qualità e la predittività sul lungo periodo.

Una politica appropriata di investimento nel ramo della sanità pubblica dovrebbe, appunto, essere basata su attenti e scrupolosi processi di analisi dei Big Data, per indirizzare le future scelte, cercando di predirne in parte anche i risultati.

L’altro settore accennato prima è quello della telemedicina, che rivoluzionerà completamente, da un punto di vista strutturale ed organizzativo la rete dei servizi; tra l’altro lo sviluppo del settore della telemedicina è previsto sia dal Piano Nazionale della Telemedicina varato dal Ministero della Salute che dall’Agenda Digitale di Europa 2020.

Il progetto del Piano Nazionale è quello di introdurre, grazie proprio alla telemedicina, nuovi ed innovativi modelli assistenziali rivolti ai pazienti, facilitandone, innanzitutto, le pratiche di accesso sul territorio, ma soprattutto garantendo la pari opportunità di accesso alle cure.

Mancando però ancora esperienze sviluppatesi a livello nazionale che possano fungere da esempio, è necessario stabilire un modello di governance generale, che va tradotto in appropriate politiche di investimento.

I fattori su elencati, cioè il sistema di monitoraggio dei bisogni e lo sviluppo della telemedicina, rappresenteranno una vera e propria rivoluzione culturale nella sanità, soprattutto quella pubblica.

In particolar modo, considerando che l’Italia su questi fronti è rimasta indietro rispetto agli altri Paesi europei, dovrà cercare di recuperare questo gap quanto prima. È, pertanto, necessaria, un’alleanza strategica tra gli stakeholders e i vari attori coinvolti, ma soprattutto sarà fondamentale un quadro politico-istituzionale che dovrà appoggiare questi obiettivi sul medio e lungo periodo.

Tutto questo necessiterà, inoltre, della collaborazione tra committenza pubblica, singoli cittadini ed imprese.

Ma aspetto assolutamente da non tralasciare sarà il tener d’occhio le soluzioni contrattuali che caratterizzeranno il mercato delle tecnologie digitali.