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Santa Martina è stata una nobile romana, che subì il martirio durante l’impero di Alessandro Severo, sotto il quale tuttavia non vi sarebbe stata alcuna persecuzione dei cristiani, venerata dalla Chiesa cattolica

Secondo una Passio leggendaria la diaconessa Martina durante l’impero di Alessandro Severo fu arrestata per aver professato apertamente la sua fede e fu trascinata davanti ad una statua di Apollo e poi davanti ad una di Diana, e infine a una di Giove, facendo in ogni caso andare in pezzi la statua e crollare il tempio, per un terremoto o per un fulmine mandato da Dio.

Vana anche l’esposizione alle belve, dal momento che il feroce leone scatenato contro di lei miracolosamente parve ammansito e si accucciò ai suoi piedi come un animale domestico. Fu quindi sottoposta a tormenti (in particolare seviziata con uncini, in genere presenti nell’iconografia specifica della santa) e infine decapitata presso il X miglio della via Ostiense dove fu eretta una chiesa poi scomparsa.

Da questo luogo furono successivamente traslate le reliquie presso la chiesa di Santa Martina insieme alle reliquie dei martiri Epifanio e Concordio che erano state rinvenute nel medesimo luogo. La storia è molto simile a quella di Taziana (o Tatiana) o di Prisca.

Le prime notizie storiche risalgono al VI secolo, quando papa Onorio I le dedicò nei pressi del Foro Romano una chiesa (l’attuale chiesa dei santi Luca e Martina, presso l’arco di Settimio Severo rifatta nel XVII secolo ad opera di Pietro da Cortona).

La sua festa era celebrata nell’VIII secolo, ma il culto venne rivitalizzato solo dopo che la tomba di tre martiri venne scoperta in alcuni scavi sotto l’antica chiesa del Foro Romano, nel 1634. La festa fu fissata al 30 gennaio da papa Urbano VIII, che ne fece anche una delle patrone della città di Roma.

 

 

A Napoli si dice: “Ammore verace, primma s’appicceca e doppo fa pace”.
Quando c’è vero amore, prima si litiga e poi si fa pace.

 

 

Riflessione del giorno:

Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere in modo sleale. Grave colpa da parte mia, lo so!
(Pier Paolo Pasolini).

 

 

Casimiro Todicchio