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Santa Cunegonda di Lussemburgo, regina e imperatrice di Germania, coniuge di Enrico II Il Santo, imperatore di Germania

Cunegonda nacque  nel 978 e a vent’anni sposò Enrico IV, duca di Baviera, che divenne imperatore come Enrico II. Alla morte di Ottone III, che non aveva eredi, Enrico fu incoronato re di Germania e Cunegonda venne incoronata regina due mesi più tardi.

Enrico, nonostante la sterilità della moglie, non volle ripudiarla come gli era consentito dal diritto matrimoniale germanico, e poiché la amava moltissimo e condivideva con lei gli ideali religiosi, preferì rinunciare agli eredi pur di continuare a vivere con lei.

A Roma, la coppia supportò l’elezione di papa Benedetto VIII che li incoronò imperatori nel 1014. Costruirono la cattedrale di Bamberga, dedicata a san Pietro e a san Giorgio e un’abbazia benedettina dedicata a san Michele, che poi furono consacrate da Benedetto VIII in persona.

Cunegonda costruì altri due monasteri, uno dedicato a santo Stefano e un altro dedicato alla Santa Croce, per adempiere ad un voto fatto durante una grave malattia da cui era guarita

Dopo la morte del marito, avvenuta il 13 luglio 1024, per circa due mesi governò come imperatrice il Sacro Romano Impero, fino a che non si insediò il nuovo imperatore Corrado II il Salico.

Nel primo anniversario della morte di Enrico II, Cunegonda si spogliò degli abiti imperiali per vestire quelli monacali e per quindici anni si dedicò alla vita monastica nella più umile penitenza dedicandosi anche a umili lavori manuali e assistendo le consorelle ammalate.

Avvicinandosi il momento della sua morte, venne a sapere che le sue consorelle stavano preparando per lei dei sontuosi abiti funebri, ella vietò assolutamente che fossero utilizzati e volle essere seppellita con il suo saio di lana grezza.

 

 

 

A Napoli si dice: “‘E chiacchiere s’ ‘e pporta ‘o viento; ‘e maccarune jengheno ‘a panza”.      
Le chiacchiere se le porta il vento; i maccheroni riempiono la pancia.

 

 

 

Riflessione del giorno:

Le parole stanno alle chiacchiere come l’arrosto al fumo.
(Roberto Gervaso)

 

 

 

Casimiro Todicchio