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Secondo la sua agiografia San Flaviano fu martirizzato durante la persecuzione di Giuliano

Sono pervenute notizie molto scarse su di lui; la sua esistenza è taciuta dai martirologi più antichi. Secondo la leggenda agiografica era un patrizio romano che rivestì la carica di prefetto di Roma al tempo degli imperatori Costantino II e Costanzo II, era marito di Santa Dafrosa di Roma e padre di Santa Bibiana e di Santa Demetria.

La tradizione cristiana, non supportata da riscontri storici, vuole che quando divenne imperatore Giuliano, furono ripristinate le persecuzioni contro i cristiani e Flaviano fu costretto a lasciare la sua carica di prefetto, passandola nelle mani di un suo acerrimo rivale e acceso sostenitore del paganesimo, un tale Aproniano.

Sorpreso mentre seppelliva i martiri Prisco, Priscilliano e Benedetto, Flaviano venne bollato a fuoco sul volto con il marchio degli schiavi ed esiliato ad Aquas Taurinas (forse l’attuale Montefiascone) dove fu condannato a lavorare nelle terme, fu poi martirizzato il 22 dicembre 361.

Le sue reliquie sono custodite a Montefiascone: la testa, nella cattedrale in un artistico reliquario a busto, mentre frammenti del corpo in un’urna sotto l’altare maggiore dell’antichissima basilica a lui dedicata, che si trova alle pendici della città.

 

 

A Napoli si dice: “Comme dicette zi’ Nennella: è fernuta ‘a zezzenella!”.
Come disse la signora Anna: è finita la pacchia.

 

 

 

Riflessione del giorno:

Convegno chiassoso e scomposto è la festa dei vicini di casa alla quale non siamo stati invitati.
(Antonio Amurri)

Casimiro Todicchio