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San Ezechiele nacque a Sarara, in Palestrina, alla fine del Regno di Giuda, intorno al 620 a.C.

La sua famiglia faceva parte della Tribù del Levi, di conseguenza la vita di San Ezechiele era improntata al sacerdozio. A causa dei figli di Assur, i sacerdoti ebbero tantissimi problemi.

Molti di loro vennero esiliati, così anche San Ezechiele, che venne allontanato in Babilonia, dove governava Nabucodonosor. Si stabilì, nel 599 a.C. presso Tell-Abid sul Cobar, dove già risiedevano altri sacerdoti cacciati.

Dopo qualche anno, a fronte di una visione, divenne un profeta. Soprattutto i primi tempi non venne ascoltato, anzi, al contrario, fu preso per matto. Ma quando le sue profezie iniziarono ad avverarsi divenne molto importante e sostenne per altri 20 anni tutta la sua gente, i quali si riunivano intorno a lui per sentire la parola di Dio.

Impressionato dalla potenza di Dio, divenne un grande annunciatore, riportando tutti gli avvenimenti e i flagelli che il suo Signore avrebbe fatto a coloro che trattavano male gli Ebrei.

Iniziarono a considerarlo come il predecessore del Messia. Molto seguito e ammirato, iniziò a fare dei miracoli. Per salvare il suo popolo, oppresso dai Caldei, lo fece passare attraverso il fiume Cobar, aprendo, come successivamente farà Mosè, le acque solo con l’aiuto della potenza di Dio.

Ucciso a Babilonia nel 570 a.C., per mano di un Principe di Giuda, venne martirizzato. Nel libro, da lui scritto, in una prima parte descrive tutti i castighi di Dio, in un’altra la caduta di Gerusalemme e all’ultima una profezia per Israele. Pare sia una latente ma molto delineata profezia sulla fine del mondo.

San Ezechiele è il patrono di tutti gli ebrei, dopo averli salvati dai mali, hanno continuato a pregarlo e amarlo.

 

 

A Napoli si dice: “Ije faccio ‘o pertuso e tu ‘a gavèglie”.
Io faccio il buco e tu il gavitello.

 

 

 

Riflessione del giorno:

In fin dei conti il lavoro è ancora il mezzo migliore di far passare la vita.
(Gustave Flaubert)

 

 

Casimiro Todicchio