Maurizio Sarri merita di andare ad allenare la Juventus
adv

Inutile girarci intorno: se Sarri va a Torino avrà anche i “ferri” giusti. Come si dice a Napoli: “Song’ ‘e fierr ca’ fann ‘o mast”

Vediamo insieme perché è giusto e meritato che Maurizio Sarri vada ad allenare la Juventus.

Esempi passati

Andando a memoria,  e senza nulla togliere ai protagonisti del tempo, mi sembra che il Cagliari di Scopigno e il Verona di Bagnoli si possano definire le vere sorprese “scudettate”.

Eppure in Sardegna, dopo il secondo posto dell’anno precedente, certi nomi non erano per niente di secondo ordine (Albertosi, Domenghini; “Giggiriva“, Cera), mentre pur calcando l’erba del Bentegodi , della Città di Giuletta e Romeo, nomi come Briegel, Larsen con l’aggiunta di Garellik , Pietro Fanna, Galderisi e Di Gennaro, Osvaldo Bagnoli riuscì in un’impresa assolutamente storica.

Il “materiale” a disposizione di Tommaso Maestrelli  (1973/74) e di Eriksson (1999/2000), sponda Lazio, non era di seconda mano; come di “qualità” era quello a disposizione del barone Liedholm (vero Ancelotti?) e di Capello, rispettivamente 1982/83 e 2000/2001 sponda Roma.

Anche Boskov (“Rigore è quando arbitro fischia“), sulla panca blucerchiata del presidente Mantovani, vinse il campionato 1990/91 con gente come Vialli, Mancini, Pagliuca, Dossena, Tonino Cerezo, Lombardo, Vierchowod.

Arrivando a tempi più recenti, negli ultimi sette campionati, in 266 partite, la prima ha fatto 683 punti, la seconda 572 e la terza 531, con una media punti, rispettivamente, di 98, 82, 76. Media del distacco? 16 e 22 punti.

Si potrebbe continuare con le statistiche, ma servirebbe a poco. Solo a conferme che si conoscono già.

Perché Sarri alla Juventus?

Non amo la tracotanza, la presunzione, l’arroganza, la protervia. Tuttavia, forse per un fatto ancestrale o per una connaturata bonarietà, che mi viene spesso riconosciuta (per cortesia verso me stesso non utilizzo terminologia più appropriata), cerco di calzare le altrui scarpe per capire un diverso punto di vista.

Riconosco a me stesso, però, che nel caso in esame mi risulta davvero difficile, se non impossibile, trovare una qualche fessura di luce.

Nei tempi antichi, i signorotti erano adusi scendere al mercato per la spesa giornaliera; dall’alto del proprio rango, con alterigia e insolenza, pretendevano anche di imporre il prezzo di vendita cui erano disposti ad acquistare.

Va a arrubbà ‘a n’ata parte“, era il modo di dire con cui licenziavano il contadino, mercante di turno, prendendo quanto ordinato e porgendo, come pagamento, quanto ritenuto conveniente.

I venditori, però, non erano propriamente degli sprovveduti e, passandosi la voce, aumentavano il prezzo in maniera da ottenere ciò che era dovuto secondo i canoni di una qualunque compravendita. Una sorta di “qua le pezze e qua il sapone”, per difendersi dal sopruso.

Un po’ quello che accade oggi nel mercato calcistico per taluni personaggi. Ormai è prassi consolidata: ci sta chi si crede furbo e viene trattato di conseguenza.

Al di là di plusvalenze gonfiate e di minusvalenze manovrate, resta inequivocabile che certi prezzi sono fuori da ogni contesto, ma è altrettanto evidente che, in precise circostanze, si “spara” alto per il solo gusto di non cedere alla prepotenza. Materiale e morale.

Dunque, alla fine della fiera, se a Torino, sponda Agnelli, dovesse approdare un signore nato a Bagnoli (Maurizio Sarri), passato per la panchina azzurra con grandi onori e soddisfazioni, presumo debba essere solo un fatto positivo, continuando ad essere gradito al tifoso azzurro.

Un equivoco da chiarire

L’equivoco è altrove e non lo si vuole neppure tentare di chiarirlo. Sarebbe auspicabile una dichiarazione tipo “Amici cari, siamo arrivati a posizioni che all’inizio del secolo sembravano ormai solo un sogno, siamo costantemente nel circo europeo, abbiamo la possibilità concreta, ogni anno, di toglierci qualche bella soddisfazione. Possiamo ancora continuare, ma il fatto che possiamo vincere toglietevelo dalla testa; non è possibile perché la proprietà non lo vuole in base ad una precisa strategia“.

Ecco, questo sarebbe parlare chiaro, nel rispetto di ruoli e, soprattutto, in ossequio, sì proprio in ossequio,  alla passione di una tifoseria unica.

Infine, ma solo per una specie di intima curiosità, mi piacerebbe se la Lega Calcio dovesse prendere in considerazione, in accordo con l’Ufficio Inchieste della Federcalcio, mettere “cimici” negli spogliatoi di certe partite. Sarebbe, credo, davvero interessante.

Almeno questa è la mia opinione.