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Una celebrazione della vita che può continuare grazie all’ausilio della scienza; il grande coraggio di Peter, lo scienziato che diventerà un cyborg

Allo scienziato Peter Scott Morgan, di 61 anni, è stata diagnosticata una malattia terminale due anni fa, ma non si è dato per vinto e ha deciso di collegare parti del suo corpo a delle macchine per tenersi in vita e diventare un cyborg.

Malattia dei motoneuroni

Una storia molto forte quella di Peter Scott, robotico di fama mondiale, che sta attuando questo audace esperimento per prolungare la sua vita. Anziché arrendersi al suo destino, oramai segnato, ha deciso di portare a termine questo progetto che prevede la creazione di un “avatar” collegato artificialmente al suo corpo.

Dopo aver subito svariate operazioni per tentare di combattere la malattia, purtroppo non c’è stata altra scelta. Questa particolare forma di SLA, o malattia dei motoneuroni, causa deperimento muscolare fino alla totale perdita di funzionalità di ogni muscolo del corpo. Ma, grazie alla tecnologia, Peter potrà ancora avere una possibilità.

Peter 2.0

L’avatar costruito gli permette di controllare più computer utilizzando solo i suoi occhi. Peter, molto vicino alla perdita totale dell’uso della voce, ha twittato un post nei giorni scorsi, rendendo noto che sta per essere avviato l’iter di “trasformazione”. «A breve completeremo la procedura medica finale per il mio passaggio a Full Cyborg, nel mese in cui mi era stato detto che probabilmente sarei morto. Non sto morendo, mi sto soltanto trasformando: amo la scienza». Queste le sue parole.

È ciò a cui assisteremo: una nuova versione di Peter, un Peter 2.0. Un progresso enorme, dunque, nell’era della tecnologia avanzata e dell’intelligenza artificiale; un connubio perfetto tra coraggio, amore per la scienza e la forza di continuare a combattere per la propria vita.