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Antichi vezzi al servizio dell’attualità

E’ una storia vetusta; risale agli anni andati, quando – alla fine di ogni tornata elettorale – nessuno aveva mai perduto consensi. Neppure davanti ad evidenze di fatti e cose.
Una volta per un verso, un’altra per spiegare l’incomprensibile, le capriole dialettiche trovavano sempre una soluzione.
Dal singolo partito, alle alleanze conclamate; da uno schieramento di ideologie, ad una collocazione utilitaristica. Nessuno perdeva.
In realtà, quando ci si alza da un tavolo di trattative e ciascuno dei partecipanti ritiene di aver concluso un affare vantaggioso, qualcosa non quadra

La modernità del passato

Al termine di una maratona assai combattuta, i “frugali” si sentono vincitori; gli sfidanti – dalla parte del bisogno – dichiarano di aver portato a casa un grande risultato; gli “alleati”, con più opinioni a seconda delle necessità, sembrano soddisfatti.
Viene quasi naturale il dubbio circa l’oggetto del contendere; se ciascuno ha collezionato una vittoria, dove sta l’inghippo?
Esattamente, per i tempi addietro, il medesimo quesito a seguito di votazioni; politiche, amministrative, regionali e quelle che furono le provinciali.
Alla resa dei conti, i commenti – dei vari capi di partito – tutti improntati sulla positività della prestazione. A prescindere da percentuali ed effettiva realtà.
In effetti non erano, alla luce di quell’andamento, interventi del tutto avulsi da un briciolo di connotati esaustivi; ad esempio, se il “pentapartito” era sempre oltre il 50%, i partecipanti alla larga coalizione si sentivano, tutti indistintamente, artefici del traguardo raggiunto.

Le differenze preoccupanti

Le difformità, tuttavia, lasciano alcune perplessità; specialmente se dalla parte del Popolo il clima è pungente, nonostante la stagione calda in cui siamo.
La situazione non tende al meglio. Le scadenze fiscali non sono slittate, le difficoltà oggettive – delle attività produttive – appaiono considerate in maniera del tutto insufficiente; la realtà economica è in stallo evidente.
Alcuni “pannicelli caldi”, non danno speranze di ripartenze foriere per la ripresa; la campagna elettorale è sempre in pieno svolgimento, le divulgazioni sono permeate del consueto “ottimismo”, ormai assai mal sopportato dal Paese in cerca di riscontri mai avvertiti.
Una gara per banchi singoli è stata bandita; scadenza 7 agosto e assegnazione entro il 31 dello stesso mese. Tuttavia la scuola conferma la ripartenza al 14 settembre, ma gli umori sono pessimi, si dice tutto ed il contrario di tutto.
In questo, tuttavia, la modernità del passato non serve a nessuno.

Siamo alle solite: “Chiacchiere e tabacchere e ligno, ‘o banco ‘e Napule nun se ‘mpegna”; tanti, troppi, cinguettii.

Una dirimente spiegazione non guasterebbe;  da molto tempo.

Auguri a noi.